Politica

Perché il coronavirus continuerà sempre a sfuggirci

Broadway Boogie-Woogie
Quello che in alcune circostanze può sembrarci frutto del caso in realtà segue delle rigide regole, mentre quello che ci appare così prevedibile protrebbe alcune volte sorprenderci. Lasciando spazio alla creatività.

Una piccola precisazione è d’obbligo: se nel fare quanto segue adoperassimo un cronistico modo di intendere ed analizzare le cose, mettendo insieme fatti ritenuti veri a posteriori, il nostro risulterebbe un inutile esercizio letterario, forse neppure ben riuscito. Finiremo per non aggiungere alcun valore alla discussione, senza fornire ulteriori spunti di riflessione o utili elementi per il ragionamento. Pertanto, dovremmo discutere tenendo presente unicamente la validità delle ragioni supportanti le nostre tesi, solo così, verificandone il grado di ragionevolezza, si può far in modo che esse valgano al di là della contingenza degli eventi. Come validi supporti per le nostre scelte future, così da evitare il tentennamento in una fase che richiederebbe invece audacia intellettuale.https://www.corriere.it/economia/lavoro/20_marzo_11/coronavirus-12462-contagi-l-analisi-fisico-crescita-esponenziale-che-non-si-ferma-b372e59a-63be-11ea-9cf4-1c175ff3bb7c.shtml

L’elevata capacità di diffondersi in modo esponenziale, che lo ha contraddistinto dalle altre precedenti e similari forme virali, non è la principale motivazione per cui continuerà a “sfuggirci”. Forse, sarebbe più accurato dire che continueremo a non comprendere il senso di quanto è accaduto in questi mesi e di quanto abbiamo fatto in risposta ad esso. Dovremmo, per un secondo, tralasciare ogni riflessione sull’indagine medico-scientifica del virus, che tanto ci appassiona quasi fosse una serie tv, e discutere due aspetti complementari:

  • “Senso civico“: lo “spirito della nazione”, il senso della responsabilità civile, la capacità di seguire le direttive, la fiducia nelle Istituzione.
  • La capacità delle Istituzioni di deliberare, “decidendo” in tempi di eccezionalità, nelle situazioni-limite. Indicando quale norma seguire con il fine di delineare e raggiungere un obiettivo comune.

1) Di fronte al progressivo inverarsi del virus abbiamo vissuto fasi altalenanti, che, in qualche misura, esplicitano il nostro collettivo modo d’essere. Mettendo da parte il becero complottismo, ciò che ci ha contraddistinto è stato l’emozionalità delle nostre risposte. Siamo passati con agio dal minimizzare, quasi schernire, il pericolo al riprodurre con altrettanta naturalezza forme disparate di nevrosi collettiva. Ciò che è fondamentalmente mancato è l’unico elemento di cui avremmo avuto più bisogno e di cui, allo stesso tempo, tendiamo a rinunciare anche in situazioni ordinarie: la serietà. Anche quando e dove presente, come in queste ore e in qualche luogo, sembra però non esser sé stessa: è forzata, costretta e dimessa, quasi tardiva e con scarsa coscienza di sé.

Noi non abbiamo mai riflettuto con serietà sul nostro sistema sanitario e sui comportamenti che adoperiamo nella vita quotidiana in risposta alle varie e regionali forme di assistenza sanitaria, sul nostro rapporto che è ciclicamente tanto una causa quanto un effetto di questo sistema. In breve: l’implemento e l’attuazione dell’innovazione digitale del sistema sanitario consentirebbe di ripensare l’intero sistema come una rete efficiente, modificandolo sostanzialmente, tanto negli spazi quanto nelle idee. Così ad esser modificata sarebbe anche la qualità della vita e i comportamenti, oramai ritualizzati, dei cittadini. https://www.osservatori.net/it_it/osservatori/innovazione-digitale-in-sanita

Ad esempio, entro l’odierno funzionamento farraginoso del sistema, che incoraggia la deviazione da esso, il malcostume di recarsi superficialmente, anche quando non ce ne sarebbe bisogno, al pronto soccorso, è certamente l’esempio lampante di un cane che si morde la coda. Proprio entro queste pieghe si è sviluppato e moltiplicato il primo caso rilevato di contagio in Italia. Consequenzialmente a ciò, non è corrisposto un’attenta autocritica delle nostre abitudini sociali, a priori dannose per la società, che queste circostanze avrebbero potuto diventare potenzialmente catastrofiche. Si è preferito ripetere stancamente notizie ed aggiornamenti fino allo sfinimento, rincorrendo di giorno in giorno gli eventi. Per rendere ancora più drammatico il quadro, si è aggiunto il cinico ed egoistico menefreghismo, la sottovalutazione della portata del pericolo, l’incapacità di agire nell’interesse collettivo e la scarsa abitudine culturale a seguire le indicazioni che ci ha guidati allo stato odierno. https://www.agi.it/data-journalism/pronto_soccorso_attese_dati-6002922/news/2019-08-11/

2) Per quanto riguarda il secondo punto invece, poche righe basteranno in quanto la critica sulla validità dell’Istituzioni è una riflessione tutt’altro che triviale. Non è questo quindi il luogo in cui affrontarla. Ci soffermeremo solo su questo:

  1. FASE A. Caratterizzata dall’illusione che una risposta muscolare e coercitiva, il rigido controllo negli aeroporti e la chiusura dei voli diretti, avrebbe limitato efficacemente il contagio. Risposte di questo genere, seppur sempre piacevoli agli occhi dell’elettore medio, sono certamente le più semplici, ma quasi mai le più efficaci. Stranamente, non è bastato neppure dire che l’Italia aveva messo in campo le più stringenti misure di sicurezza per evitare il peggio. Forse sarebbe stato più sensato affiancare a queste manovre quelle di prevenzione e tracciamento di potenziali casi, attenzionando almeno quelli con contatti evidenti con le zone del contagio. Si sarebbe potuto indicare con chiarezza che l’Italia, come ogni altro paese, non sarebbe stato immune, che le possibilità di contagi precedenti alla messa in atto delle misure contenitive era molto probabile e che proprio per questo sarebbe stato utile, piuttosto che prendersela indiscriminatamente con un’etnia, prestare massina attenzione e cautela al sopraggiungere dei primi potenziali sintomi, evitando azioni irresponsabili. https://milano.repubblica.it/cronaca/2020/02/21/news/coronavirus_a_milano_contaggiato_38enne_e_un_italiano_ricoverato_a_codogno-249121707/?ref=RHPPTP-BH-I249146878-C12-P1-S1.12-T1
  2. FASE B. Quella delle fughe di notizia che hanno consentito le fughe di massa, così da rendere molto più complicato lo sforzo di contenimento. http://www.governo.it/it/approfondimento/coronavirus/13968. Dal primo giorno si sono alternate indecisioni, anticipazioni e lunghe riflessioni sul da farsi (al di là dei tempi tecnici per la stesura di dpcm o decreti). Si è agito contraddittoriamente soprattutto nelle cruciali fasi inziali, e questo ha lasciato spazio, di volta in volta, a personali azioni irresponsabili. Trasformando l’intervento governativo in tardive e per tanto inefficace. Il quadro era, almeno dal punto di vista dello studio epistemologico, indicativo: nel momento in cui si era palesato il primo focolaio era ragionevole pensare a misure di contenimento che tenessero in considerazione come si era presumibilmente in ritardo di almeno due settimane rispetto ad una prima fase di propagazione del virus. Ogni ulteriore spostamento o occasione di socializzazione andavano evitati nelle zone limitrofe, attenzionando quelli già avvenuti. Come in parte è stato fatto, seppur non tenendo in dovuta considerazione l’elevata tendenza agli spostamenti favoriti da efficienti mezzi di trasporto pubblici. I successivi studi dei flussi e delle curve esponenziali, fatta eccezione per i primi giorni di ricerca ed analisi dei dati, mostravano come plausibilmente ipotizzabile un aumento dei casi in unità come quello che abbiamo oggi. In sostanza si avevano tutti gli elementi per evitare un susseguirsi inefficace di piccole manovre, spesso intervallate da indecisioni, fughe di notizie e messaggi contradditorio.  Ma perché si è agito diversamente? https://www.corriere.it/cronache/20_marzo_10/coronavirus-matematica-contagi-l-andamento-nuovi-casi-lombardia-zona-rossa-perche-regione-vuole-misure-piu-restrittive-8c7a0944-62ee-11ea-a693-c7191bf8b498.shtml

Atripalda solidale

Il livello di guardia a seguito dell’aumento dei casi di contagio da corona virus va alzato, il governo ha approvato un decreto restrittivo per la Lombardia ed altre 11 province, la intempestiva fuga di notizie in merito ha generato un fuggi fuggi generale di molti cittadini verso le rispettive zone di origine e questo potrà essere fonte di ulteriore criticità aggiungendosi all’aumento dei casi riscontrati nella nostra provincia in queste ore.

A fronte del quadro peggiorativo della situazione, reputiamo sia opportuno suggerire al sindaco l’attivazione di una RETE DI VOLONTARI, usufruendo delle organizzazioni del territorio, per gestire al meglio le esigenze della cittadinanza.

Reputiamo debba essere messo in atto un piano rivolto ad anziani, disabili ed eventuali soggetti sottoposti a quarantena, per la spesa alimentare e farmacologica attraverso la protezione civile e i volontari presenti sul territorio, permettendo di soddisfare esigenze primarie di soggetti più vulnerabili o sottoposti a restrizioni.

Diamo la piena disponibilità nel collaborare attivamente in fase organizzativa e realizzativa, tramite anche le strutture comunali come il centro operativo o ogni altro strumento che l’amministrazione ritenga opportuno.

#8Marzo bellezza e consapevolezza.

Una giornata che, oggi più di ieri, deve rappresentare un momento  di bellezza e consapevolezza.

Ogni anno la speranza è che l’8 marzo non rappresenti una giornata di festa ma un’occasione più rispettosa e coerente con il significato della giornata stessa. Con l’emergenza nuovocorona virus questo 8 Marzo non sarà sicuramente  come i precedenti. Ma nella nostra consuetudine di riflessione, proponiamo alcune considerazioni sulle pari opportunità e sulle questioni di genere. 

Quest’anno sicuramente ci saranno meno piazze colorate di rosa e meno occasioni pubbliche, ma la rivendicazione dei diritti resta.

Cosa si intende con pari opportunità?

Con  l’espressione “Pari Opportunità”  si tende a trattare la problematica della parità politica e sociale tra uomo e donna: le politiche di parità di genere nascono nel  tentativo di difendere la donna rispetto alla diffusa discriminazione maschile in ambito professionale, sociale e politico-culturale.

Le politiche di pari opportunità trovano fondamento nella Costituzione Italiana agli art. 3, 37 e 51. 

Il testo costituzionale è stato anche modificato, proprio al fine di dare la possibilità di mettere in atto quelle politiche e quelle azioni positive rivolte specificamente a promuoverne l’attuazione delle Pari Opportunità o rimuovere gli ostacoli che si frappongono ad esse. 

A tal fine sono state varate le c.d. “Politiche di genere” riferendosi a tutti quegli strumenti di legge e a quelle azioni positive atte ad evitare o rimuovere qualsiasi forma di discriminazione nei confronti delle donne.

Cosa si intende per politiche di genere?

Quando si parla di “genere” occorre tener presente che il significato di questa parola non è sinonimo di  sesso”.

Le politiche di genere si occupano di dar vita ad azioni culturali che, pur rispettando e valorizzando le differenze di genere, mirano al riequilibrio nella società, in modo da dar attuazione al principio di pari opportunità (negli studi, nella carriera, nella vita politica).

Infine, lasciamo qui alcune proposte che potrebbero essere varate all’interno del nostro comune, di cui abbiamo apprezzato gli sforzi delle varie amministrazioni, e proprio per questo siamo consapevoli che su questa tematica si può fare di più.

Bilancio di Genere

Il bilancio di genere è uno strumento di governo mirato a sostenere gli amministratori pubblici nella volontà di sviluppare politiche economiche che tengano conto della differenza tra soggetti , e sappiano quindi rispondere in modo efficace alla situazione di disuguaglianza sociale e alla necessità di utilizzare le risorse pubbliche con equità nei confronti di tutti.

Attività di contrasto degli stereotipi di genere nelle scuole ed attività di educazione sessuale

Inserire tra le priorità dell’agenda amministrativa la realizzazione di percorsi di promozione delle pari opportunità fra la popolazione , con particolare riguardo agli studenti e alle studentesse delle scuole di ogni ordine e grado e al corpo docente. Non parliamo solo di eventi, di progetti e concorsi ma di una vicinanza continua tra l’ammnistrazione e la scuola.

In particolar modo bisognerebbe soffermarsi sull’educazione sessuale, tematica sempre vista come un tabù ma che va sviscerata in maniera appropriata e mirata.

Adesione alla “Carta Europea per la parità e l’uguaglianza degli uomini e delle donne nella vita locale e regionale”

La Carta europea per la parità e l’uguaglianza di donne e uomini nella vita locale e regionale è stata elaborata – nell’ambito di un progetto sostenuto dalla Commissione Europea – dal Consiglio dei Comuni e delle Regioni d’Europa (CCRE) e dai suoi partners nel corso della XXIII assemblea tenutasi ad Innsbruck nel maggio 2006.

Aderire a tale Carta per attuare un principio fondamentale del diritto comunitario e della nostra Costituzione, quello dell’uguaglianza fra donne e uomini. La carta infatti mira a far mettere in campo tutte quelle azioni che garantiscano il godimento del diritto di  pari opportunità fra donne e uomini a tutti i livelli – politico, economico, sociale e culturale.

Attività di sensibilizzazione sulla violenza di genere

L’Istat rileva che gli omicidi diminuiscono, ma non quelli che hanno come vittime le donne. Un dato per nulla rassicurante sul fronte dei femminicidi: otto donne su dieci conoscevano il proprio assassino. Il pericolo per le donne sembra nascondersi soprattutto tra le mura domestiche.

Vanno quindi svolte sempre di più attività di sensibilizzazione e attività di educazione alle affettività e alle relazioni.

Creazione del Tavolo comunale Politiche di Genere

Il Tavolo comunale Politiche di genere svolge con funzioni propositive e consultive a supporto dell’attività dell’Amministrazione e, in particolare, del delagato alle Pari Opportunità che lo presiede.

Ha l’obiettivo di favorire e sostenere la piena integrazione delle donne nella vita politica, economica, sociale e culturale della città, attraverso un processo partecipativo.

Adozione di una guida operativa per l’uso non sessista del linguaggio amministrativo

Occuparsi di linguaggio di genere non significa concentrarsi su un aspetto formale della lingua italiana. La lingua infatti non è solo uno strumento di comunicazione ma riflette ed esplicita identità e valori della società che la utilizza e, allo stesso tempo, influenza il modo di pensare, interpretare e definire la realtà.

Dietro forme ed espressioni linguistiche di uso comune spesso si celano stereotipi e pregiudizi sociali, culturali e sessuali che, nell’uso della lingua, sono trasmessi spesso in maniera inconsapevole.

Occorre un cambio di passo verso il rinnovamento della lingua e della cultura e in questo senso gli Enti pubblici possono svolgere un ruolo propulsivo molto importante.

Con l’adozione di questa Guida operativa, l’Amministrazione intende dare avvio ad un percorso che si ponga il chiaro obiettivo di arrivare in tempi brevi ad utilizzare in tutti gli atti e i documenti dell’Ente un linguaggio non discriminatorio e non sessista, contribuendo all’eliminazione della disparità tra i generi, al riconoscimento e alla valorizzazione delle differenze.

Un’agenda che continua

Concentrare ogni attenzione sul susseguirsi di continui stati emergenziali è una costante del modo di vedere ed intendere le cose in Italia. Alla luce degli ultimi avvenimenti, sembra esser ancora più impellente la necessità di focalizzare tutte le energie sulla “emergenzialità” delle cose. Potremmo, però, per un momento, tralasciare questo modo di fare che tendenzialmente lascia inevase questioni ancora più urgenti ed esistenziali. Le preoccupazioni presenti relegano a questioni di secondo ordine quelle che invece, proprio per loro natura, richiederebbero una più ampia riflessione.  Senza troppi indugi: a spaventarci di più, cogliendo così la nostra scarsa attenzione, è un virus di cui poco sappiamo. Mentre quei continui e drammatici problemi che rimangono spesso silenti, ma che sono allo stesso tempo sotto gli occhi di tutti, occupano poco spazio fra i nostri pensieri.  Prima che l’attenzione fosse deviata dalla baraonda mediatica, avevamo cercato di dare un piccolo contributo alla risoluzione di un drammatico problema, certamente non facile: la questione ambientale. Dopo aver organizzato un proficuo evento di approfondimento su questa delicata questione, che ha visto importanti contributi da parte di istituzioni politiche cittadine e associazioni, non ci siamo fermati ed abbiamo proposto, in modo da poter far partire una seria disamina della questione ambientale ad Atripalda, l’installazione di centraline per poter monitorare il livello di polveri sottili nell’aria. Consapevoli della serietà della situazione nella nostra cittadina, abbiamo inoltre dato una simbolica scadenza di 30 giorni all’Amministrazione comunale per prendere seri provvedimenti nel merito. Certamente qualcosa si è mosso ed il lavoro ai tavoli istituzionali è stato assiduo, ma, forse presi dalla contingenza degli eventi, la luce si è spenta sull’effettiva messa in pratica delle varie proposte avanzate dalle stesse istituzioni. Pertanto, urge una risposta chiara, proprio da parte delle amministrazioni locali interessate, sulle manovre messe in atto allo stato odierno. Noi, da cittadini, non possiamo che augurarci una risposta concreta nel minor tempo possibile, rimanendo sempre disponibili al confronto e, al contempo, vigili sull’effettivo evolversi della situazione.

Atripalda & la Campania – Un ambasciatore in regione?

Un ambasciatore in regione? Sembra una domanda strana, ma, da atripaldesi, dovremmo interrogarci su questo tema in vista delle prossime regionali. Molte, anzi troppe volte, Atripalda viene vista come un bacino importante di voti, ma vengono tralasciate e dimenticate le necessità di chi vive in questo territorio. Questa volta non vogliamo essere visti come clientelistiche preferenze da esprimere, ma come persone che esercitano il diritto di voto, esprimendo così le proprie opinioni.


Un consigliere regionale o “ambasciatore” (come lo abbiamo scherzosamente definito) serve alla nostra cittadina? Partiamo dicendo che in realtà noi Innanzitutto crediamo che, quando si parla delle elezioni regionali, non si possa fare un ragionamento territoriale, provinciale o comunale che sia. Bisogna condividere un progetto che abbia ampio respiro. Parlare di appartenenza territoriale all’interno di una elezione regionale sembra un po’ un richiamo alla Lega Nord di Umberto Bossi. Come ricorderete, il movimento politico, ai tempi, fidelizzava con il proprio elettorato con lo slogan “prima il nord”.  


Inoltre siamo in disappunto con chi vuole un “ambasciatore” atripaldase nel parlamentino regionale, perché alla città del Sabato serve semplicemente che la politica si occupi delle persone al di fuori delle campagne elettorali.


Atripalda ha problematiche irrisolte su cui bisognerebbe soffermarsi, mettendo da parte per un momento aspirazioni personali, più o meno legittime. Parliamo della sempre più preoccupante questione ambientale, delle diatribe nel mondo della scuola, della mancanza di spazi che permettano alla comunità di vivere momenti di aggregazione e confronto.
Ovviamente, qualora qualcuno della nostra cittadina si presenti alle elezioni del prossimo Maggio, non possiamo che fargli i nostri migliori auguri, ma ribadiamo che ad Atripalda non serve affatto un rappresentante in Consiglio regionale, ma solo un pò di sana politica.


Volendo rispondere sinteticamente alla domanda che ha aperto questa nostra riflessione…un ambasciatore in Regione? No, Grazie.