Accadde oggi

Sono morti invano? Dipende da noi

Molto spesso, quando parliamo della strage di Capaci, ci dimentichiamo che da quel cratere sull’autostrada A29 è iniziato un percorso di memoria che ha coinvolto sempre più voci nel corso degli anni.

Nel 1992 la mafia ha voluto attaccare lo stato nella sua interezza, chiudendo bocche ma non idee.

La tempistica delle stragi risulta infatti fondamentale: era necessario ostacolare la ‘trattativa’ tra gli uomini delle istituzioni e quelli di Cosa Nostra.

L’obiettivo era dare un segnale di forza, di supremazia del potere mafioso su quello statale. La contezza del potere che esercitava uno “Stato parallelo’’  si affiancava ad una nuova visione: la consapevolezza che quello “Stato” potesse essere smantellato. Tantissime vite erano state sacrificate. Era necessario trovare un sistema alternativo che fronteggiasse il fenomeno mafioso.

Dopo ventotto anni dalla strage, le parole per raccontare quello che un evento di tale portata abbia comportato potrebbero essere superflue. Non altrettanto superflua, però, dovrebbe essere la memoria quotidiana del sacrificio di vite umane, attraverso il costante impegno delle istituzioni nella lotta alla criminalità organizzata.

Ad oggi, ci troviamo in una situazione emergenziale che ha richiesto sforzi incommensurabili in tutti i campi, portando alla luce non poche difficoltà ed errori. Primo fra tutti, la vicenda relativa alla concessione di misure alternative alla detenzione intra moenia per garantire al detenuto una più sicura espiazione della pena, nel rispetto delle misure sanitarie di contrasto al Covid-19.

Appare superfluo sottolineare come la questione possa essere particolarmente delicata.

Da un lato l’opinione pubblica, che appare in fermento. Dall’altro una disposizione forse non troppo chiara, accompagnata da una negligenza del DAP, il Dipartimento dell’Amministrazione Penitenziaria, che ha reso il tutto ancora più discutibile.

Non mi dilungo sulla vicenda, poiché il raffronto con le disposizioni normative sarebbe estremamente necessario, anche per dimostrare come effettivamente, in particolari condizioni di salute, la normativa vigente prevede già la possibilità di beneficiare di tali misure.

La questione è ovviamente un’ altra.

 Quanto e fino a che punto possiamo permettere che l’emergenza sanitaria crei un precedente sulla fruibilità di tali benefici penitenziari?

 Quanto e fino a che punto deve estendersi il bilanciamento tra diritti costituzionalmente rilevanti : giustizia o salute?

Quanto e fino a che punto possiamo permetterci che detenuti al 41-bis possano usufruire di benefici penitenziari a dispetto della condanna a loro carico per taluno dei delitti che hanno reso necessario un regime penitenziario “duro’’ ?

Ricordiamo che l’art 41-bis è stato introdotto all’indomani delle stragi di Capaci e via d’Amelio.

Si palesava la necessità di introdurre un regime più severo, sebbene poco garantista dei diritti del detenuto, nei confronti di chi si fosse macchiato di reati connessi alla criminalità organizzata(e non solo).

Era una risposta di giustizia alla memoria di  Uomini e Donne che hanno dato la loro vita per questa battaglia.

Ad oggi la risposta che diamo qual è?

Asfaltare un parco è come asfaltare il mare.

Se vi mostrassi un circuito in asfalto con una piazzola verde al centro pensereste ad una pista per Go-kart, non di certo ad un Parco Comunale.

Cercando sulla Treccani la parola “Parco” giungiamo a questa definizione: “Ampio tratto di terreno, generalmente boscoso e spesso recintato, destinato a usi particolari, oppure terreno di una certa estensione piantato ad alberi ornamentali, con vaste zone a prato o a giardino, destinato a svago e passeggio.”

Definizione non molto conforme a quello che è diventato il “Parco delle Acacie” di Atripalda dopo i lavori post lockdown. Non urliamo certo al danno ambientale, ma certamente cementare un parco, anche solo a livello simbolico, non è proprio una svolta in senso “green”, come spesso avevamo auspicato per il nostro Comune.

Ma perché asfaltare il Parco? Per favorire lo spostamento del mercato all’interno del parco e per fare economia sui lavori di manutenzione? Qualsiasi sia la motivazione dell’amministrazione comunale non ci vede d’accordo, perché asfaltare un parco è come asfaltare il mare.

Inoltre, il dissenso su tale scelta, presa da chi amministra senza confrontarsi in alcun modo con la cittadinanza (comitato di quartiere), ci mostra ancora una volta come la democrazia non vada esercitata solo ogni 5 anni con le votazioni comunali. I cittadini vanno interpellati ogni giorno con tutti i mezzi che ci mette a disposizione lo statuto comunale e non solo. Renderli partecipi maggiormente della vita amministrativa potrebbe essere un grande passo in avanti.

Dopo tale intervento di manutenzione, sembra assurdo parlare di aria pulita, e quindi delle centraline, di piste ciclabili e di spazi verdi e culturali (puoi leggere qui le nostre proposte). Sembra assurdo ma continueremo in questa direzione, anche andando controvento, e non sarà certo questo episodio a frenarci. Anzi. Proseguiremo e lo faremo in maniera più pressante, in modo che la nostra voce arrivi sempre più forte a chi di dovere.

Speriamo che in futuro le cose vadano diversamente, per adesso non ci resta che piangere sul catrame versato.

2009-2020: il 6 Aprile di un volontario, da L’Aquila ad Atripalda

Ad 11 anni da quel tragico evento, vogliamo ricordare il terremoto che il 6 aprile 2009 colpì L’Aquila e diverse comunità limitrofe, causando oltre 300 vittime e una devastazione sconcertante agli occhi di molti. Ma vogliamo farlo a modo nostro, ovvero riavvolgendo il nastro di quei ricordi attraverso gli occhi di un volontario. Uno della straordinaria squadra di Atripalda Solidale, che si sta impegnando nella Protezione Civile di Atripalda, ma che 11 anni fa non si è tirato indietro e, senza pensarci due volte, è partito alla volta dell’Abruzzo per fornire un prezioso ausilio ad una popolazione distrutta dal sisma. Lui è Massimiliano Strumolo, che ringrazio per la disponibilità. 

Una delle tende allestite da Misericordie d’Italia sul luogo del sisma del 2009.

Massimiliano, cosa ti ha spinto a lasciare momentaneamente famiglia e affetti e partire alla volta dei territori colpiti dal terremoto del 2009?

Vi ringrazio, prima di tutto, di avermi dato l’opportunità di poter essere testimone di quanto grande è il cuore dei volontari. Io per la mia età ho avuto l’occasione di vivere la nascita del volontariato e soprattutto della protezione civile (così come oggi la intendiamo) in Irpinia negli anni 80. Volontariato conosciuto soprattutto grazie alla presenza dei soccorritori delle Misericordie d’Italia durante il sisma dell’ottanta. E proprio in quella associazione, nata ad Atripalda grazie ad un manipolo di persone che non volevano stare con le mani in mano, ho prestato il mio tempo libero. Dico prestato e non donato perché ogni qualvolta un’emergenza ha richiesto la mia o altrui disponibilità, ritornavi sempre con una esperienza difficilmente raccontabile. Sentirsi utile a chi in quel momento ha solo gli occhi lucidi per chiederti un aiuto, ripaga più di ogni moneta o medaglia.

Precisamente dove eri diretto? E quali compiti svolgevi?

Con la Misericordia di Atripalda, allertata dalla Prefettura di Avellino, ci recammo a una decina di km da L’Aquila, per la precisione nella periferia di Bazzano, con cucina mobile, 1 mezzo di polisoccorso, 1 furgone e 1 autoveicolo fuoristrada. Il nostro gruppo gestiva la mensa (magazzino, preparazione e distribuzione pasti per circa 200 persone) della tendopoli realizzata dall’esercito in quella località. 

Quando ci fu il sisma, avevo solo 10 anni, ma le immagini che riempivano i tg di quei giorni sono ancora impresse nella mia memoria, e credo che mai andranno via. Qual è stata la tua prima reazione una volta giunto in Abruzzo?

Ti giravi intorno e le macerie erano l’unico panorama che il tuo occhio riusciva a scrutare, la sensazione al tuo arrivo era semplicemente di impotenza, ti rendevi conto che nulla puoi contro la forza della natura. Ma è stato solo un attimo, alla preparazione del primo pasto ti sentivi, ormai, parte integrante di quella comunità, quella bella sensazione di sentirsi come loro vecchi amici, come il loro vicino di casa che allunga la mano per dare un aiuto. Un pò come quella sensazione che oggi sentiamo quando risuona l’inno italiano dai balconi.

Quanto tempo sei rimasto in Abruzzo? E come si articolava la tua giornata di volontariato?

Sono rimasto per un turno di 8 giorni, la giornata era assolutamente piena. Sveglia all’alba (ma le scosse ti tenevano sveglio tutta la notte), preparazione della colazione, verifica inventario del magazzino per le derrate alimentari, preparazione del pranzo, pomeriggio a disposizione del servizio logistico dei vigili del fuoco e infine preparazione della cena. Un bellissimo ricordo che ho riguarda il sabato prima di andare via. Preparammo un pranzo di nozze per una coppia che decise comunque di convolare a nozze e di trasmettere in tal modo un segnale di speranza. Uno dei pomeriggi a disposizione dei vigili del fuoco effettuammo due interventi di recupero suppellettili a Paganica e a L’Aquila. 

È passato tantissimo tempo, ma ancora molte strutture de L’Aquila sono fatiscenti e le ex zone rosse fanno ancora fatica a riprendere la normalità. Sei tornato nei luoghi nei quali hai prestato volontariato? 

No non ne ho avuta l’occasione, sono passati 11 anni ma vorrei che passasse ancora qualche anno prima di ritornarci. Vorrei in quel caso che la mente abbia ormai ricordi sfuocati e che L’Aquila che troverò, mi riempia gli occhi solo della sua enorme bellezza.

Eri un bambino, ma certamente hai vissuto la tragedia del terremoto del 1980 che distrusse intere città a pochi chilometri da Atripalda. Cosa ricordi di quei giorni di novembre? 

Avevo 10 anni allora…Erano appena passati quegli interminabili 90 secondi, un lasso di tempo che scopri, in momenti come quello, essere incredibilmente lungo. Secondi che lasciano un segno indelebile come una piccola cicatrice.

La realizzazione di essere sopravvissuto a quell’evento non è molto chiara subito dopo, ma l’unico sentimento che ti assale è quello dello smarrimento. Non sai dove ti trovi, non sai cosa fare e soprattutto cerchi di trovare con lo sguardo chi ti sta accanto per condividere con esso le tue paure. L’abbraccio con i componenti della mia famiglia presenti in casa era stato ancora più forte, più pieno di sentimenti contrastanti rispetto al normale.

Ci sono voluti minuti per riorganizzare un minimo di idee e volgere l’attenzione ad abbandonare la casa e le proprie cose per iniziare un periodo di totale incertezza. Avresti voluto subito che qualcuno ti tendesse la mano. Ed è forse per questo che senti forte il dovere di prestare la tua opera nei servizi di volontariato. 

4 volontari al lavoro: Massimiliano e Sabatino Strumolo, Francesco Capone e Andrea Lombardi

Esattamente 11 anni dopo il sisma abruzzese, ti ritrovi nuovamente nelle vesti di volontario nella tua città per essere d’aiuto alla popolazione nella lotta al Covid-19. Tantissimi giovani, molti neomaggiorenni, hanno deciso di scendere in strada, con molto coraggio, per aiutare le fasce più deboli di Atripalda, dal punto di vista fisico a quello economico. Tra questi ragazzi troviamo anche tuo figlio. Cosa ti senti di dire a tutti loro?

Una emergenza strana, unica e senza precedenti, dove l’esperienza maturata può servirti solo nella fase di organizzazione dei volontari. I ragazzi che ho trovato con Atripalda Solidale è la dimostrazione che questi giovani rappresentano la speranza di un futuro roseo. Guardarli e sentirli continuamente collegati via telematica per attuare nel miglior modo possibile le disposizioni del Centro Operativo Comunale è un orgoglio, un orgoglio italiano e se tra questi c’è anche mio figlio, mi si consenta di dire che ho seminato bene. Grazie…

Grazie a te per questa ricca intervista, ed alla prossima, sperando di poter raccogliere il pensiero delle persone dal vivo, e non mediante l’uso di dispositivi elettronici. A prestissimo, ne sono certo!

DIARIO DEL VOLONTARIO: 2° SETTIMANA

Caro diario,

oggi ci ritroviamo per raccontarti della seconda settimana dell’attività di volontariato del gruppo ATRIPALDA SOLIDALE  presso la Protezione Civile.

La scorsa settimana abbiamo parlato di “rodaggio”; ora si è passati all’azione. Diverse sono state le chiamate da parte dei nostri concittadini, tutte evase in maniera celere. I volontari hanno consegnato i prodotti richiesti, sempre nel rispetto delle disposizioni di sicurezza previste.

Ma l’impegno non si è fermato qui: già nei giorni scorsi era stata attivata la “spesa solidale”, per essere di vero aiuto ai fortemente bisognosi. Siamo felici di constatare come la stragrande maggioranza dei supermercati interpellati ha risposto in maniera positiva. Infatti i nostri volontari hanno raccolto una importante quantità di beni alimentari; di ciò non possiamo che essere grati alla popolazione atripaldese per la solidarietà dimostrata. Si potrebbe pensare ad impegnare alcuni dei volontari nella promozione della “spesa solidale” per incentivare tutti ad aiutare gli altri con un piccolo gesto.

Altra azione importante è stata la consegna delle mascherine ad alcuni anziani che ne avevano fatto richiesta; la speranza è di poterne fornire altre nei prossimi giorni, ovviamente prediligendo chi ne ha un’occorrenza maggiore.

Abbiamo, inoltre, segnato in maniera netta il divieto di uscire di casa senza comprovate necessità. Questo con la delimitazione delle panchine, oggetto di alcune segnalazioni da parte della cittadinanza.

Altro compito per i volontari consiste nel sostegno all’organizzazione per l’attività di riscossione delle pensioni all’ufficio postale centrale, che, come noto, è stata scaglionata per evitare assembramenti.

Continuiamo insieme e con grande responsabilità  a vivere questi giorni senza mai lasciarci prendere dallo sconforto, ma iniziando a costruire con speranza e solidarietà il mondo che ci aspetta . Vi lasciamo con le parole di Papa Francesco, un uomo che ieri sembrava solo contro la tempesta ma che aveva il sostegno di tutti noi.

“Siamo stati presi alla sprovvista da una tempesta inaspettata e furiosa. Ci siamo trovati su una stessa barca fragili e disorientati, ma allo stesso tempo importanti e necessari, chiamati a remare insieme e a confortarci  a vicenda. Su questa barca ci siamo tutti. E ci siamo accorti che non possiamo andare avanti ciascuno per conto suo. Ma solo insieme. Nessuno si salva da solo.”

Papa Francesco

Noemi, Antonio, Massimiliano, Aishling, Sabatino, Luca, Oscar, Federico, Gerardo, Cosma, Sabino, Guido, Paola, Francesco, Carmine, Antonio Pio, Andrea, Elvira, Francesco, Antonio e Angelo.

#8Marzo bellezza e consapevolezza.

Una giornata che, oggi più di ieri, deve rappresentare un momento  di bellezza e consapevolezza.

Ogni anno la speranza è che l’8 marzo non rappresenti una giornata di festa ma un’occasione più rispettosa e coerente con il significato della giornata stessa. Con l’emergenza nuovocorona virus questo 8 Marzo non sarà sicuramente  come i precedenti. Ma nella nostra consuetudine di riflessione, proponiamo alcune considerazioni sulle pari opportunità e sulle questioni di genere. 

Quest’anno sicuramente ci saranno meno piazze colorate di rosa e meno occasioni pubbliche, ma la rivendicazione dei diritti resta.

Cosa si intende con pari opportunità?

Con  l’espressione “Pari Opportunità”  si tende a trattare la problematica della parità politica e sociale tra uomo e donna: le politiche di parità di genere nascono nel  tentativo di difendere la donna rispetto alla diffusa discriminazione maschile in ambito professionale, sociale e politico-culturale.

Le politiche di pari opportunità trovano fondamento nella Costituzione Italiana agli art. 3, 37 e 51. 

Il testo costituzionale è stato anche modificato, proprio al fine di dare la possibilità di mettere in atto quelle politiche e quelle azioni positive rivolte specificamente a promuoverne l’attuazione delle Pari Opportunità o rimuovere gli ostacoli che si frappongono ad esse. 

A tal fine sono state varate le c.d. “Politiche di genere” riferendosi a tutti quegli strumenti di legge e a quelle azioni positive atte ad evitare o rimuovere qualsiasi forma di discriminazione nei confronti delle donne.

Cosa si intende per politiche di genere?

Quando si parla di “genere” occorre tener presente che il significato di questa parola non è sinonimo di  sesso”.

Le politiche di genere si occupano di dar vita ad azioni culturali che, pur rispettando e valorizzando le differenze di genere, mirano al riequilibrio nella società, in modo da dar attuazione al principio di pari opportunità (negli studi, nella carriera, nella vita politica).

Infine, lasciamo qui alcune proposte che potrebbero essere varate all’interno del nostro comune, di cui abbiamo apprezzato gli sforzi delle varie amministrazioni, e proprio per questo siamo consapevoli che su questa tematica si può fare di più.

Bilancio di Genere

Il bilancio di genere è uno strumento di governo mirato a sostenere gli amministratori pubblici nella volontà di sviluppare politiche economiche che tengano conto della differenza tra soggetti , e sappiano quindi rispondere in modo efficace alla situazione di disuguaglianza sociale e alla necessità di utilizzare le risorse pubbliche con equità nei confronti di tutti.

Attività di contrasto degli stereotipi di genere nelle scuole ed attività di educazione sessuale

Inserire tra le priorità dell’agenda amministrativa la realizzazione di percorsi di promozione delle pari opportunità fra la popolazione , con particolare riguardo agli studenti e alle studentesse delle scuole di ogni ordine e grado e al corpo docente. Non parliamo solo di eventi, di progetti e concorsi ma di una vicinanza continua tra l’ammnistrazione e la scuola.

In particolar modo bisognerebbe soffermarsi sull’educazione sessuale, tematica sempre vista come un tabù ma che va sviscerata in maniera appropriata e mirata.

Adesione alla “Carta Europea per la parità e l’uguaglianza degli uomini e delle donne nella vita locale e regionale”

La Carta europea per la parità e l’uguaglianza di donne e uomini nella vita locale e regionale è stata elaborata – nell’ambito di un progetto sostenuto dalla Commissione Europea – dal Consiglio dei Comuni e delle Regioni d’Europa (CCRE) e dai suoi partners nel corso della XXIII assemblea tenutasi ad Innsbruck nel maggio 2006.

Aderire a tale Carta per attuare un principio fondamentale del diritto comunitario e della nostra Costituzione, quello dell’uguaglianza fra donne e uomini. La carta infatti mira a far mettere in campo tutte quelle azioni che garantiscano il godimento del diritto di  pari opportunità fra donne e uomini a tutti i livelli – politico, economico, sociale e culturale.

Attività di sensibilizzazione sulla violenza di genere

L’Istat rileva che gli omicidi diminuiscono, ma non quelli che hanno come vittime le donne. Un dato per nulla rassicurante sul fronte dei femminicidi: otto donne su dieci conoscevano il proprio assassino. Il pericolo per le donne sembra nascondersi soprattutto tra le mura domestiche.

Vanno quindi svolte sempre di più attività di sensibilizzazione e attività di educazione alle affettività e alle relazioni.

Creazione del Tavolo comunale Politiche di Genere

Il Tavolo comunale Politiche di genere svolge con funzioni propositive e consultive a supporto dell’attività dell’Amministrazione e, in particolare, del delagato alle Pari Opportunità che lo presiede.

Ha l’obiettivo di favorire e sostenere la piena integrazione delle donne nella vita politica, economica, sociale e culturale della città, attraverso un processo partecipativo.

Adozione di una guida operativa per l’uso non sessista del linguaggio amministrativo

Occuparsi di linguaggio di genere non significa concentrarsi su un aspetto formale della lingua italiana. La lingua infatti non è solo uno strumento di comunicazione ma riflette ed esplicita identità e valori della società che la utilizza e, allo stesso tempo, influenza il modo di pensare, interpretare e definire la realtà.

Dietro forme ed espressioni linguistiche di uso comune spesso si celano stereotipi e pregiudizi sociali, culturali e sessuali che, nell’uso della lingua, sono trasmessi spesso in maniera inconsapevole.

Occorre un cambio di passo verso il rinnovamento della lingua e della cultura e in questo senso gli Enti pubblici possono svolgere un ruolo propulsivo molto importante.

Con l’adozione di questa Guida operativa, l’Amministrazione intende dare avvio ad un percorso che si ponga il chiaro obiettivo di arrivare in tempi brevi ad utilizzare in tutti gli atti e i documenti dell’Ente un linguaggio non discriminatorio e non sessista, contribuendo all’eliminazione della disparità tra i generi, al riconoscimento e alla valorizzazione delle differenze.