Atripalda solidale

Il livello di guardia a seguito dell’aumento dei casi di contagio da corona virus va alzato, il governo ha approvato un decreto restrittivo per la Lombardia ed altre 11 province, la intempestiva fuga di notizie in merito ha generato un fuggi fuggi generale di molti cittadini verso le rispettive zone di origine e questo potrà essere fonte di ulteriore criticità aggiungendosi all’aumento dei casi riscontrati nella nostra provincia in queste ore.

A fronte del quadro peggiorativo della situazione, reputiamo sia opportuno suggerire al sindaco l’attivazione di una RETE DI VOLONTARI, usufruendo delle organizzazioni del territorio, per gestire al meglio le esigenze della cittadinanza.

Reputiamo debba essere messo in atto un piano rivolto ad anziani, disabili ed eventuali soggetti sottoposti a quarantena, per la spesa alimentare e farmacologica attraverso la protezione civile e i volontari presenti sul territorio, permettendo di soddisfare esigenze primarie di soggetti più vulnerabili o sottoposti a restrizioni.

Diamo la piena disponibilità nel collaborare attivamente in fase organizzativa e realizzativa, tramite anche le strutture comunali come il centro operativo o ogni altro strumento che l’amministrazione ritenga opportuno.

“How dare you?”. L’emergenza climatica ad Atripalda

Oggi, 27 settembre, milioni di giovani di tutto il mondo hanno risposto con forza all’appello lanciato da Greta Thumberg. Il terzo Global Strike ha visto giovani e meno giovani di 160 Paesi del mondo manifestare in difesa del pianeta.

IDEA Atripalda al Climate Strike di Avellino

Anche Atripalda ha visto una grande partecipazione all’evento, con decine di ragazzi dell’Istituto Comprensivo “De-Amicis-Masi” che hanno popolato Piazza Umberto I e le principali vie cittadine di speranza verso il futuro.

Siamo felici per l’ottima riuscita della manifestazione, ma anche consci che l’allarme lanciato dai bambini atripaldesi non deve cadere nel dimenticatoio.

E’ il tempo di passare dalle parole ai fatti. A ragione di ciò chiediamo al Comune di Atripalda di dichiarare l’emergenza climatica. Proprio nella giornata di ieri Avellino ha fatto questo importante passo. Anche Atripalda deve fare la sua parte.

Al governo cittadino chiediamo un’azione di buon senso e di grande comprensione del momento storico che stiamo vivendo. Salviamo il nostro futuro, siamo ancora in tempo!

Il discorso del Presidente Mattarella

Il Presidente Mattarella ha parlato di futuro “come dovere morale” e di Europa guardandosi allo specchio, perchè l’Europa è nostra e non di altri.
Nel 2021 prendiamo ad esempio le parole del Presidente e “Cambiamo tutto quello che c’è da cambiare”.

Care concittadine e cari concittadini,

avvicinandosi questo, tradizionale, appuntamento ,di fine anno, ho avvertito, la difficoltà, di trovare le parole, adatte, per esprimere, a ciascuno di voi, un pensiero augurale.

Sono giorni, questi, in cui convivono angoscia e speranza.

La pandemia, che stiamo affrontando, mette a rischio le nostre esistenze, ferisce il nostro modo – di vivere.

           Vorremmo tornare a essere immersi in realtà – e in esperienze – che ci sono consuete. Ad avere ospedali, non investiti dall’emergenza. Scuole e < Università aperte, per i nostri bambini e i nostri giovani. Anziani non più isolati, per necessità e precauzione. Fabbriche, teatri, ristoranti, negozi pienamente funzionanti. Trasporti regolari. Normali contatti, con i Paesi a noi vicini, e con i più lontani, con i quali abbiamo costruito relazioni, in tutti questi anni.

           Aspiriamo a riappropriarci della nostra vita.

Il virus, sconosciuto e imprevedibile, ci ha colpito prima di ogni altro Paese europeo. L’inizio del tunnel.

Con la drammatica contabilità dei contagi, delle morti. Le immagini, delle strade e delle piazze, deserte. Le tante solitudini. Il pensiero, straziante, di chi moriva senza avere accanto i propri cari.

L’arrivo dell’estate, ha portato con sé l’illusione < dello scampato pericolo; un diffuso rilassamento. Con il desiderio, comprensibile, di ricominciare a vivere come prima; di porre tra parentesi questo incubo.

Poi, a settembre, la seconda offensiva del virus. Prima, nei Paesi vicini a noi, e poi qui, in Italia. Ancora contagi – siamo oltre due milioni – ancora vittime, ancora dolore che si rinnova. Mentre continua l’impegno, generoso, di medici e operatori sanitari.

Il mondo, è stato colpito duramente. Ovunque.

Anche l’Italia, ha pagato un prezzo molto alto.

Rivolgendomi a voi, parto – proprio – da qui: dalla necessità di fare, insieme, memoria di quel che abbiamo vissuto in questo anno. Senza chiudere gli occhi di fronte alla realtà.

La pandemia ha scavato solchi, profondi, nelle nostre vite; nella < nostra società. Ha acuito, fragilità del passato. Ha aggravato, vecchie diseguaglianze; e ne ha generate di nuove.

Tutto ciò, ha prodotto pesanti conseguenze, sociali ed economiche. Abbiamo perso posti di lavoro. Donne e giovani, sono stati, particolarmente, penalizzati. Lo sono le persone con disabilità.

 Tante imprese, temono per il loro futuro. Una larga fascia di lavoratori autonomi, e di precari, ha visto azzerare, o bruscamente calare, il proprio reddito. Nella comune difficoltà alcuni settori hanno sofferto più di altri.

La pandemia, ha seminato un senso di smarrimento: pone in discussione prospettive di vita. Basti pensare alla < previsione di – un calo, ulteriore, delle nascite. Spia dell’incertezza, che il virus ha insinuato nella nostra comunità.

E’ questa la realtà, che bisogna riconoscere e affrontare.

     Nello stesso tempo, sono emersi segnali, importanti, che incoraggiano una speranza concreta. Perché non prevalga la paura; e perché, le preoccupazioni, possano < trasformarsi nella – energia, necessaria, per ricostruire; per ripartire.

Nella prima fase – quando ancora erano, pochi, gli strumenti, a disposizione, per contrastare il virus – la reazione alla pandemia, si è fondata, anzitutto, sul senso di comunità.

Adesso, stiamo < mettendo in atto < strategie, più complesse, a partire < dal piano di – vaccinazione. Iniziato nello stesso giorno, in tutta Europa.

Inoltre, per fronteggiare le, gravi, conseguenze economiche, sono in campo interventi – europei; innovativi, e di straordinaria importanza.

Mai, un vaccino, è stato realizzato in così poco tempo.

Mai, l’Unione Europea si è assunta un compito, così rilevante, per i propri cittadini.

Per il vaccino si è formata – anche con il contributo dei ricercatori <italiani – un’alleanza, mondiale, della scienza e della ricerca; sorretta da, un imponente sostegno, politico e finanziario; che ne ha moltiplicato la velocità – di individuazione. 

La scienza, ci offre – l’arma più forte; prevalendo su ignoranza e pregiudizi. Ora a tutti, e ovunque – senza distinzioni – dovrà essere consentito di vaccinarsi, gratuitamente: perché è giusto; e perché necessario per la sicurezza comune.

Vaccinarsi, è una scelta di responsabilità; un dovere. Tanto più, per chi opera a contatto con i malati e le persone più fragili.

Di fronte a una malattia, così fortemente contagiosa, che provoca tante morti, è necessario tutelare la, propria salute, ed è doveroso proteggere quella degli altri: familiari, amici, colleghi.

Io mi – vaccinerò, appena possibile. Dopo le categorie che, essendo a rischio maggiore, debbono < avere la precedenza.

Il vaccino, e le iniziative, della Unione Europea, sono due vettori, decisivi, della nostra rinascita.

L’Unione < Europea, è stata capace di compiere un balzo in avanti. Ha prevalso, l’Europa < dei valori comuni, e dei cittadini.

Non era scontato.

Alla crisi finanziaria, di un decennio or sono, l’Europa rispose, senza solidarietà; e senza una visione chiara del, proprio, futuro.  Gli interessi egoistici, prevalsero. Vecchi canoni, politici ed economici, mostrarono tutta la loro – inadeguatezza.

      Ora, le scelte, della Unione Europea, poggiano su basi nuove. L’Italia è stata protagonista, in questo cambiamento.

                             Ci accingiamo – sul versante della salute e su quello economico – a un grande compito.

Tutto questo richiama, e sollecita, ancor di più, la responsabilità, delle – istituzioni anzitutto; delle forze economiche; dei corpi sociali. Di ciascuno di noi.

Serietà, collaborazione, e anche senso del dovere, sono <necessari, per proteggerci, e per ripartire.

      Il piano europeo per la ripresa, e la sua declinazione nazionale – che deve essere concreta, efficace, rigorosa, senza disperdere risorse – possono permetterci, di superare fragilità, strutturali, che hanno impedito, all’Italia, di crescere, come avrebbe potuto.

         Cambiamo ciò che va cambiato, rimettendoci, coraggiosamente, in gioco.

       Lo dobbiamo a noi stessi; lo dobbiamo, alle giovani < generazioni.

      Ognuno, faccia la parte propria.

 

 La pandemia, ci ha fatto riscoprire, e comprendere, quanto siamo legati agli altri; quanto, ciascuno di noi, dipenda dagli altri. Come abbiamo veduto, la solidarietà, è tornata a mostrarsi, base necessaria, della convivenza e della società.

Solidarietà, internazionale. Solidarietà in Europa. Solidarietà, all’interno delle nostre comunità.

         Il 2021, deve essere l’anno della sconfitta del virus e il primo della ripresa. Un anno, in cui, ciascuno di noi, è chiamato, anche, all’impegno di ricambiare quanto ricevuto, con gesti gratuiti; spesso da sconosciuti. Da persone, che hanno posto, la stessa loro vita, in gioco, per la nostra; come è accaduto con tanti medici e operatori sanitari.

       Ci siamo ritrovati, nei gesti, concreti, di molti. Hanno manifestato, una fraternità, che si nutre, non di parole, bensì di umanità. Che prescinde dalla origine, di ciascuno di noi; dalla cultura di ognuno; e dalla sua condizione sociale.

È lo spirito, autentico, della Repubblica.

       La fiducia, di cui abbiam bisogno, si costruisce così: tenendo connesse, le responsabilità delle – istituzioni, con i sentimenti delle persone.

La pandemia, ha accentuato limiti, e ritardi, del nostro Paese. Ci sono stati, certamente, anche errori, nel fronteggiare una realtà, improvvisa e sconosciuta.

          Si poteva fare, di più, e meglio? Probabilmente sì, come sempre. Ma non va ignorato, neppure, quanto di positivo è stato realizzato; e ha consentito, la tenuta del Paese; grazie all’impegno dispiegato da tante parti.

Tra queste le Forze Armate, e le Forze dell’Ordine, che ringrazio.

         Abbiamo avuto, la – capacità di reagire.

          La società, ha dovuto rallentare; ma non si è fermata. 

          Non siamo, in balìa degli eventi.

 Ora, dobbiamo – preparare il futuro.

Non viviamo, in una – parentesi della storia. Questo, è tempo di costruttori. I prossimi mesi, rappresentano un passaggio, decisivo, per uscire dall’emergenza; e per porre le basi di una < stagione nuova.

Non sono ammesse, distrazioni.   Non si deve, perdere tempo.     Non vanno sprecate, energie, e opportunità, per inseguire, illusori, vantaggi di parte.

E’ questo, quel che, i cittadini, si attendono.

La sfida – che è dinanzi, a quanti, rivestono ruoli < dirigenziali, nei vari ambiti, e a tutti noi – richiama l’unità, morale e civile, degli italiani. Non si tratta, di annullare le < diversità di idee, di ruoli, di interessi, ma di realizzare quella convergenza di fondo, che ha consentito, al nostro Paese, di superare momenti, storici, di grande, e talvolta drammatica, difficoltà.

L’Italia, ha le carte in regola, per riuscire in questa impresa.

Ho ricevuto, in questi mesi, attestazioni – di apprezzamento, e di fiducia, nei confronti del nostro Paese, da parte di, tanti, Capi di Stato, di Paesi amici.

Nel momento, in cui, a livello mondiale, si sta riscrivendo l’agenda delle priorità, si modificano le – strategie di sviluppo, ed emergono nuove leadership, dobbiamo agire, da protagonisti, nella comunità internazionale.

In questa prospettiva, sarà molto importante, nel prossimo anno, il G20, che, l’Italia, presiede, per la prima volta.

Una occasione preziosa, per affrontare le grandi sfide globali; e un’opportunità, per rafforzare il prestigio del nostro Paese.

         —————–              ——————              —————-

L’anno che si apre, propone diverse ricorrenze importanti.

Tappe della nostra storia. Anniversari, che raccontano il cammino, che ci ha condotto, ad una unità, che non è soltanto di – territorio.

Ricorderemo, il settimo centenario, della morte di Dante.

Celebreremo – poi – il centosessantesimo, della unità d’Italia.

Il centenario, della collocazione, del Milite Ignoto, all’Altare della Patria.

E ancora, i settantacinque anni della Repubblica.

Dal Risorgimento alla Liberazione: le radici, della nostra Costituzione.

Memoria, e consapevolezza, della nostra, – identità <nazionale, ci aiutano, per costruire il futuro.

            

Esprimo, un ringraziamento, a < Papa – Francesco, per il suo magistero; e per l’affetto, che trasmette al < popolo italiano; facendosi <testimone, di speranza, e di giustizia.

A lui, rivolgo, l’augurio più sincero, per l’anno che inizia.

                         

Complimenti – e auguri – ai goriziani. Per la designazione, di Gorizia e Nova Gorica, congiuntamente, a capitale europea, della cultura, per il 2025. Si tratta di un segnale che rende onore, a Italia e Slovenia, per avere sviluppato relazioni, che vanno, oltre, la convivenza, e il rispetto reciproco; ed esprimono collaborazione, e prospettive di futuro comune.

Mi auguro, che, questo messaggio, sia raccolto, nelle zone di confine, di tante parti del mondo, anche d’ Europa; in cui vi sono scontri, spesso aspri, e, talvolta, guerre; anziché la ricerca di incontro tra culture, e <tradizioni, diverse.

             

Vorrei, infine, dare atto, a tutti voi – con un ringraziamento, particolarmente intenso – dei sacrifici fatti, in questi mesi, con senso di responsabilità.

 E vorrei sottolineare, l’importanza di mantenere, le precauzioni raccomandate, fintanto che, la campagna vaccinale, non avrà, definiti-vamente, sconfitto la pandemia.

Care concittadine, e cari concittadini,

quello che inizia, sarà il mio ultimo anno, come – Presidente della Repubblica.

Coinciderà, con il primo anno, da dedicare alla – ripresa, della vita economica e sociale, del nostro Paese.

La ripartenza, sarà al centro, di quest’ultimo tratto, del mio mandato.

Sarà un anno, di lavoro intenso.

Abbiamo, le risorse, per farcela.

Auguri, di buon anno, a tutti voi!

Storie di un anno passato

Si sta per chiudere un anno difficilissimo per tutti noi, sotto molti aspetti tragico. La pandemia da Covid-19 ha sconvolto le vite di tutti, costringendoci a rimanere nelle nostre abitazioni, a non uscire. Parole come quarantena, lockdown, distanziamento, hanno fatto irruzione nel nostro linguaggio comune, prevalendo su tutto.
Per noi di IDEA Atripalda è stato un anno particolare: ci siamo consolidati come collettivo, con l’aggiunta di nuovi elementi che hanno contribuito a rendere ancora più vivo e ricco il confronto.

L’emergenza sanitaria non ha costituito un freno alle nostre attività, bensì un’occasione per reinventarci, facendo sentire comunque la nostra voce. Siamo partiti, nel mese di marzo, da tre semplici concetti: collaborazione, comunità, co-responsabilità. Abbiamo chiuso l’anno parlando di temi e di proposte, lanciando il nostro primo Meet Idea, rassegna che tanto avremmo voluto tenere dal vivo, ma che abbiamo dovuto svolgere, in maniera forzata, dinanzi allo schermo di un PC.

Abbiamo lanciato gli Scambi di idee, in pieno lockdown, nei quali abbiamo potuto dialogare con ospiti di grande competenza, in campo sanitario, politico e sociale, degli aspetti legati alla pandemia e delle possibili proposte una volta usciti da questa triste pagina delle nostre vite.

Abbiamo avuto anche la possibilità, sul finire dell’estate, di organizzare un evento dal vivo, parlando di una tematica per noi fondamentale, ovvero il referendum costituzionale per il quale abbiamo votato il 20 settembre scorso, con la presenza di sostenitori del sì e del no alla riforma. Una rassegna rimasta, purtroppo, tra le uniche nel panorama provinciale.

Una grande vittoria per noi è stata la concessione della cittadinanza onoraria di Atripalda a Patrick Zaki. Un gesto simbolico, certamente, ma che fa capire che il tema dei diritti umani è più vivo che mai, e speriamo che ogni giorno sia quello decisivo per vedere Zaki di nuovo in Italia.

Il 31 dicembre è il giorno dei buoni propositi per il nuovo anno. Noi ne abbiamo tre, che rappresentano tre temi già dibattuti in questo 2020, ma che vedranno un impegno ancora maggiore nel prossimo anno: giovani, con la ricostituzione del Forum dei Giovani; ambiente, con la questione della qualità dell’aria che non può più essere messa da parte; spazi, sicuramente da rigenerare e rendere a misura di cittadino, per sviluppare la socialità.

Un augurio finale che ci sentiamo di fare è che questo 2021 porti alla creazione di una piattaforma che rimetta al centro una questione da troppo tempo silente ad Atripalda: la politica. Ma attenzione: silente non vuol dire morta. La discussione politica va alimentata; la sua assenza può determinare il perseguimento di una sola strada, che a volte può non essere quella giusta.

Diritti Concessi o Riconosciuti?

Abbiamo da tempo accettato che l’esercizio di diritti, come quello di voto – semplice e forse oggi fin troppo scontato –, ci siano stati “concessi” e non “riconosciuti” .

C’è chi sostiene che la società odierna non può più definirsi patriarcale; né tantomeno maschilista può definirsi l’atteggiamento adottato dai più, con la mera giustificazione dell’evoluzione sociale e delle conquiste di cui noi donne oggi possiamo dire di godere.

Ed è proprio qui che nasce il problema. Questa costante contrapposizione tra Uomo e Donna in tema di diritti e libertà è assurda in una società democratica e permeata, almeno in apparenza, sulla parità di genere.

E’ necessario piuttosto focalizzare l’attenzione sulla PERSONA.

Mi rendo conto tuttavia, che sebbene l’attuale struttura sociale si renda in apparenza idonea a recepire tale eguaglianza, i consociati non sono in grado di renderla concreta; probabilmente perché manca alla base una conoscenza del concetto di patriarcato e maschilismo in chiave ‘moderna’.

Del resto viviamo in un mondo governato dall’odio per il diverso, dove il soggetto vulnerabile non viene aiutato ma messo ai margini. Così la supremazia del bianco più forte si eleva sul ‘negro ignorante’, così la forza del maschio alfa si infrange sulla “donna debole”.

E la forza si traduce in violenza, e la violenza a sua volta nasconde un presupposto: una vittima.

Ma la vittima è resa tale due volte; la prima con il reato che subisce e la seconda dai consociati che spesso e volentieri tendono a giustificare tali comportamenti con cliché squallidi.

La vittima diventa così il suo stesso carnefice, nonostante la necessaria contrapposizione delle due posizioni.

Viene lesa così nuovamente la sua dignità. Dignità non di donna ma di persona, appunto.

Appare dunque necessario un percorso di sensibilizzazione che parta dal nucleo familiare sin dalla precoce età, per poi svilupparsi in contesti sociali in cui sia possibile diffondere un significato di rispetto globale fondato sulla persona, e lontano da stereotipi di genere che purtroppo continuano a verificarsi in tutti gli ambienti in cui si sviluppa la vita sociale di un soggetto.

Noemi Gaita

Terremoto dell’Irpinia: le due facce della solidarietà

Il 23 novembre di 40 anni fa si verificava quella che da molti è considerata la più grande catastrofe dell’Italia repubblicana. In 90 interminabili secondi, una scossa di terremoto di magnitudo M 6,9 rade al suolo intere città. Uno spaventoso sisma, avvertito praticamente in tutto il territorio italiano. Il bilancio sarà tragico, con 2914 vittime ufficialmente registrate, 8848 feriti ed oltre 280000 sfollati.

In una insolitamente calda sera di fine novembre, l’Irpinia cambia completamente volto. Tantissime sono le immagini di devastazione che conserviamo oggi come testimonianze. Appare ancora oggi emblematica la prima pagina del quotidiano “Il Mattino”, addirittura ripresa dall’artista Andy Warhol, anch’egli sconvolto dalle immagini del sisma.

Anche chi, come me, non era ancora nato nel 1980, è conscio di cosa ha rappresentato il terremoto del 23 novembre di 40 anni fa. Non esisteva una “macchina dei soccorsi“, come la conosciamo oggigiorno. Non era ancora nata la Protezione Civile e non erano stati ancora ideati i moderni mezzi attualmente a disposizione dei soccorritori.

Da sottolineare è l’enorme ritardo nella gestione dell’emergenza. Probabilmente ancora suonano fortissime le parole dell’allora Capo di Stato, Sandro Pertini. Il Presidente, di ritorno dalle aree terremotate, denunciò la situazione, portando sgomento nell’opinione pubblica. Quelle dure parole portarono all’immediata rimozione del prefetto di Avellino, Lobefalo, e alle dimissioni, poi respinte del Ministro dell’Interno, Rognoni.

Il discorso alla nazione di Pertini portò ad una consistente mobilitazione di volontari. Tantissime sono le testimonianze di giovani e meno giovani che hanno lasciato le loro abitazioni per recarsi in Irpinia. Per essere solidali verso una comunità ferita.

La visita del Presidente della Repubblica, Sandro Pertini, nei luoghi del sisma

Il giorno successivo il sisma, viene nominato Commissario all’emergenza Giuseppe Zamberletti, allora deputato per la Democrazia Cristiana e già incaricato della gestione dell’emergenza in Friuli, a seguito del terremoto del 6 maggio 1976.

Manifestazioni di solidarietà giunsero anche dall’estero, addirittura da oltre Oceano. Molti Stati contribuirono, con donazioni economiche, fornitura di materiali e invio di personale, allo svolgimento delle operazioni di soccorso.

Ma il sisma dell’Irpinia è tristemente ricordato anche per l’abuso del termine solidarietà. Il riferimento è alla gestione della fase di ricostruzione post-sismica. Da un iniziale stanziamento di circa 8000 miliardi di vecchie lire, si è giunti alla mostruosa cifra di 60000 miliardi. Secondo il giornalista Rizzo, si potrebbe “attualizzare” la cifra intorno ai 66 miliardi di Euro. L’equivalente di 3 leggi di bilancio.

Si iniziarono a coniare termini come Irpiniagate, come “Mani sul terremoto”. Negli anni 90, si istituì una Commissione parlamentare d’inchiesta, e la relazione finale della Corte dei Conti sui fondi post-sisma parlerà di «superficialità degli accertamenti e assenza di idonee verifiche».

Oggi, 23 novembre 2020, siamo nel mezzo di un’altra emergenza, che coinvolge tutto il mondo. Nell’affrontarla, è doveroso ricordare lo spirito di sacrificio e di solidarietà delle persone che hanno aiutato a scavare tra le macerie. O di quelle che hanno donato qualcosa per aiutare un connazionale in difficoltà.

Ma è necessario ricordare anche la mangiatoia che è diventata l’emergenza terremoto, sulla quale tanti hanno voluto, in molti casi riuscendovi, a mettere le mani.

Non facciamo come 40 anni fa. Possiamo ripartire, più forti ed insieme. Si può contribuire alla rinascita e allo sviluppo delle nostre comunità.

Basta solo essere pronti ad affrontare le sfide che ci troveremo dinanzi, una volta usciti dalla complessa emergenza Covid-19.

Un albero contro le polveri sottili !

Alla vigilia della Festa dell’Albero, vogliamo approfittare di questa ricorrenza per esprimere la nostra preoccupazione circa la questione ambientale, in particolar modo sulla qualità dell’aria respirata ogni giorno.

Lo facciamo ricordando l’importanza di un albero; infatti, insieme a questa lettera troverete un piccolo albero. Ogni albero è speciale nella lotta all’emergenza climatica poiché riesce a catturare una quantità molto consistente di CO2 ed ha una grande capacità antipolveri, proteggendo la biodiversità. Gli alberi hanno un ruolo fondamentale nella prevenzione del dissesto idrogeologico.

Piantarne anche solo uno rappresenta un gesto concreto per restituire alle comunità spazi vivibili ed accoglienti e per ricordare che senza gli alberi, i polmoni verdi del pianeta, non c’è futuro. Oggi il nostro albero è ribadisce la proposta, protocollata il 31 Gennaio 2020, volta a far installare delle centraline per la misurazione delle polveri sottili.

Riteniamo sia un atto necessario, perché tale installazione sarebbe solo un primo passo per comprendere la gravità della situazione e, di conseguenza, capire quali provvedimenti adottare per migliorare la qualità dell’aria, contribuendo a limitare, se non eliminare, il rilascio di polveri sottili nell’aria che respiriamo.

Auspichiamo che il Comune di Atripalda si faccia portavoce di tale istanza, rendendosi promotore di un tavolo con gli amministratori dei Comuni limitrofi per cercare, ma soprattutto trovare, di concerto, soluzioni ad un problema che non può più essere rimandato. Non c’è più tempo!

Il diritto alla salute sancito dell’art. 32 della Costituzione della Repubblica Italiana, non concerne il diritto di curarsi, o almeno non solo, ma soprattutto va a garantire il diritto di non ammalarsi.

IDEA Atripalda