Atripalda solidale

Il livello di guardia a seguito dell’aumento dei casi di contagio da corona virus va alzato, il governo ha approvato un decreto restrittivo per la Lombardia ed altre 11 province, la intempestiva fuga di notizie in merito ha generato un fuggi fuggi generale di molti cittadini verso le rispettive zone di origine e questo potrà essere fonte di ulteriore criticità aggiungendosi all’aumento dei casi riscontrati nella nostra provincia in queste ore.

A fronte del quadro peggiorativo della situazione, reputiamo sia opportuno suggerire al sindaco l’attivazione di una RETE DI VOLONTARI, usufruendo delle organizzazioni del territorio, per gestire al meglio le esigenze della cittadinanza.

Reputiamo debba essere messo in atto un piano rivolto ad anziani, disabili ed eventuali soggetti sottoposti a quarantena, per la spesa alimentare e farmacologica attraverso la protezione civile e i volontari presenti sul territorio, permettendo di soddisfare esigenze primarie di soggetti più vulnerabili o sottoposti a restrizioni.

Diamo la piena disponibilità nel collaborare attivamente in fase organizzativa e realizzativa, tramite anche le strutture comunali come il centro operativo o ogni altro strumento che l’amministrazione ritenga opportuno.

“How dare you?”. L’emergenza climatica ad Atripalda

Oggi, 27 settembre, milioni di giovani di tutto il mondo hanno risposto con forza all’appello lanciato da Greta Thumberg. Il terzo Global Strike ha visto giovani e meno giovani di 160 Paesi del mondo manifestare in difesa del pianeta.

IDEA Atripalda al Climate Strike di Avellino

Anche Atripalda ha visto una grande partecipazione all’evento, con decine di ragazzi dell’Istituto Comprensivo “De-Amicis-Masi” che hanno popolato Piazza Umberto I e le principali vie cittadine di speranza verso il futuro.

Siamo felici per l’ottima riuscita della manifestazione, ma anche consci che l’allarme lanciato dai bambini atripaldesi non deve cadere nel dimenticatoio.

E’ il tempo di passare dalle parole ai fatti. A ragione di ciò chiediamo al Comune di Atripalda di dichiarare l’emergenza climatica. Proprio nella giornata di ieri Avellino ha fatto questo importante passo. Anche Atripalda deve fare la sua parte.

Al governo cittadino chiediamo un’azione di buon senso e di grande comprensione del momento storico che stiamo vivendo. Salviamo il nostro futuro, siamo ancora in tempo!

Il conflitto Azero-Armeno

In questo periodo, giustamente, i mass media si concentrano prevalentemente sulla pandemia di Covid 19 che sta mietendo vittime sia in vite umane che sotto l’aspetto economico. Viene dato poco spazio alla crisi in Caucaso meridionale, dove, dal 27 settembre 2020, si è riacceso il conflitto tra Armeni e Azeri. Una crisi che ufficialmente dura da 30 anni, ma che ha radici più antiche. Il Caucaso è sempre stato un luogo crocevia di commerci tra Oriente e Occidente, e in particolare negli ultimi 150 anni ha visto per i più svariati motivi i popoli del luogo in contrasto tra loro, basta ricordare il genocidio degli Armeni ad opera dell’Impero Ottomano, una ferita ancora aperta nel loro cuore, in quanto oltre allo sterminio di un numero stimato tra i 700000 e 1,5 milioni di Armeni negli anni intorno alla prima guerra mondiale, ha causato una diaspora senza precedenti (nei confini nazionali vivono meno di 3 milioni di Armeni, fuori raggiungiamo gli 8 milioni), non è ancora riconosciuto da gran parte delle nazioni. Con la caduta dell’impero Ottomano, l’Armenia fu annessa all’unione sovietica e costretta a cedere alla Turchia molti territori occidentali, compreso il monte Ararat, la montagna sacra, che è visibile da Yerevan, oltre ad altri territori storici. Ad est invece oggi, il Nagorno – Karabakh (che in russo vuol dire “giardino nero”), per gli Armeni Artsakh, è il territorio conteso oggi e teatro degli attacchi bellici. Nel 1921, nella neonata Unione Sovietica, Stalin la annesse all’Azerbaijan, primo stato musulmano, nonostante il territorio fosse abitato prevalentemente da Armeni, cristiani. Essendo entrambi gli stati parte dell’Unione sovietica, le rivendicazioni territoriali furono formalmente sospese. Con la caduta dell’Unione sovietica e l’indipendenza di Armenia e Azerbaijan, gli animi si sono riaccesi. I cittadini della regione avevano, in un referendum, deciso per la propria indipendenza, legata comunque alla madrepatria Armenia, decisione mai accettata dagli Azeri e neanche dall’Onu.

Negli anni 90 il conflitto aveva già causato 30000 morti, senza che il problema si risolvesse. Ogni tanto il conflitto si era riacceso per qualche giorno, ma stavolta sembra che la faccenda sia seria, le informazioni da entrambi i lati sono imprecise o volutamente fake, e la guerra, oltre sul campo, sulle città, si sta combattendo anche in rete. Sono stati violati dei “cessate il fuoco” e addirittura i ministri degli esteri delle due nazioni si sono seduti ad un tavolo diplomatico a Mosca, senza Non si hanno idea delle perdite, che comunque sono alte, più che altro siamo preoccupati del fatto che la guerra per un territorio relativamente piccolo possa avere dei risvolti internazionali, con il coinvolgimento della Turchia, che con gli attriti pregressi nei confronti dell’Armenia, sostiene chiaramente l’Azerbaijan fornendo materiale bellico, e della Russia, che è dalla parte armena, o il coinvolgimento di mercenari Jahidisti siriani, al fianco dei musulmani azeri contro i cristiani armeni, senza dimenticare il discorso energetico, con la pipeline del gas e del petrolio che parte da Baku e arriva fino in Puglia, e che per non attraversare l’Armenia fa una strana deviazione in Georgia. Anche Israele sembra coinvolto, fornendo armi agli Azeri nonostante i freddi rapporti con la Turchia, e il Pakistan, che non ha mai riconosciuto l’Armenia come nazione che potrebbe fare la sua parte, oltre all’Iran che per rivalità con la Turchia appoggerebbe l’Armenia.

Si prospetta quindi una guerra formalmente territoriale, simile a ciò che è accaduto nella ex Yugoslavia,  ma mascherata da guerra santa ed economica, che può avere risvolti mondiali, con il sospetto che la Turchia, in cabina di regia, voglia realizzare il progetto dell’impero Ottomano del Panturchismo, e la piccola Armenia rappresenta un ostacolo geografico di collegamento oltre tra la parte est ed ovest (insieme all’Iran), una guerra di religione e non è remota la possibilità di un nuovo genocidio degli Armeni.

L’unico modo per risolvere il conflitto è che nel mondo si cominci a riconoscere la Repubblica di Artsakh, che per il principio di indeterminazione dei popoli si è autoproclamata indipendente. Lo chiediamo alle nazioni europee, che attualmente stanno cercando di tenersi a distanza.

Luigi Ammirati

Liliana Segre. Auguri Senatrice.

La testimonianza e il coraggio di Liliana Segre sono un esempio per IDEA Atripalda. Da sempre ci colpiscono le sue parola forti e nitide dirette a quelle che sono i suoi “nipoti ideali”, perché non si perdano mai i diritti ed il rispetto delle persone. Perché mai più si decida di navigare nel mare dell’indifferenza.

La Senatrice Segre nel 1938 aveva solo 8 anni quando per colpa delle leggi razziali venne espulsa da scuola perché ebrea. Lo seppe pochi giorni prima di compiere otto anni.

Suo padre Alberto, il 5 settembre del 38 le lesse il regio decreto-legge n.1390. L’art. 2 recitava  “Alla legge di qualsiasi ordine e grado, a cui studi sia riconosciuto effetto legale, non potranno essere iscritti alunni di razza ebraica”.

Nel dicembre del 43 venne arrestata e poco dopo cominciò la sua deportazione, che la portò fino ad Auschwitz, per poi tornare a Milano solo nell’agosto del 1945.

La Segre da allora combatte ogni giorno il razzismo e l’indifferenza in tutte le sue forme e le sue articolazioni. La sua nomina a Senatrice a Vita da parte del Presidente Mattarella resta per noi una delle decisioni più belle che si potessero compiere, una nomina non simbolica, ma con la precisa volontà di voler abbattere il muro dell’indifferenza.

Oggi l’attuale Senatrice a vita compie 90 anni e noi, come sempre, restiamo dalla sua parte.

Per costruire insieme una società migliore.

Auguri Senatrice Segre.

Con il cuore a Beirut: non solo uno slogan

Stiamo assistendo ad un dramma. Non ci sono parole per descrivere le immagini che arrivano da Beirut. Non parliamo solo dei video e delle foto dell’esplosione in se, che hanno ricordato a tutti le foto dell’esplosione di Hiroshima vissuta, per fortuna, solo attraverso i libri di storia, ma delle importanti conseguenze che subirà la popolazione libanese (non libica, attenti alla geografia).

Il Libano, già devastato dalla crisi economica e dalla pandemia che caratterizza questo 2020, dopo l’esplosione di Beirut vede sparire il principale centro commerciale del Paese. E’ importante sottolineare che dal porto della capitale transita, ogni anno, circa l’80% del grano importato dal Libano.

Inoltre mentre aspettiamo di capire cosa sia effettivamente accaduto ieri, mettendo da parte le congetture e aspettando di commentare la realtà, si continuano a contare le tante, troppe, vittime di questa tragedia.

Proviamo ad esprimere la nostra piena solidarietà al popolo libanese, consapevoli che non basterà essere “con il cuore a Beirut”. Sono infatti necessari degli interventi decisi da parte di tutta la comunità internazionale.

L’Italia non sia indifferente, ma tenda la mano. Beirut non ha bisogno degli slogan.

“WiFi4EU”: un’occasione sprecata

Poche ore fa è stato reso noto l’elenco dei Comuni che beneficeranno dei fondi europei previsti dal bando “WiFi4EU”. Diverse città irpine hanno, con lungimiranza e attenzione, presentato richiesta.

In particolare, parliamo di Calabritto, Castelfranci, Conza della Campania, Grottolella, Guardia Lombardi, Montella, Quindici, Salza Irpina, Sturno, Torella dei Lombardi, Villamaina, Volturara Irpina e Zungoli.

Avevamo, a tempo debito, proposto al nostro Comune di credere in questo progetto e aderire al bando. Purtroppo, così non è stato.

Un vero peccato, in quanto Atripalda avrebbe avuto a disposizione 15.000 Euro da investire nell’installazione di hotspot Wi-Fi gratuiti negli spazi pubblici.

Soprattutto nei mesi di lockdown abbiamo potuto comprendere quanto sia importante avere una connessione ad internet stabile, per poter lavorare da casa, proseguire i percorsi di studio, ma anche intrattenere dei rapporti a distanza, nell’impossibilità di incontrarsi dal vivo.

Un’occasione sprecata. Lo constatiamo con rammarico. La speranza è che in futuro si possano cogliere queste opportunità di sviluppo per la nostra comunità.

Pensiamo al bando nazionale per favorire lo sviluppo sostenibile del territorio. Il Comune di Atripalda avrebbe diritto a 90.000 Euro.

Noi attendiamo, come sempre, con la massima fiducia.

#FreePatrick, possiamo fare la nostra parte

Patrick George Zaki ha 27 anni, è uno studente dell’Università di Bologna e si trova detenuto in Egitto dal 7 febbraio scorso. Secondo le parole dei suoi avvocati, gli agenti lo hanno tenuto bendato ed ammanettato per 17 ore in aeroporto, dove lo hanno interrogato.

I pubblici ministeri di Mansoura hanno ordinato la detenzione preventiva di Zaki, in attesa delle indagini. Tra le accuse mosse troviamo “diffusione di notizie false”, “incitamento alla protesta” e “istigazione alla violenza e ai crimini terroristici”.

Il 5 marzo, Patrick George Zaki è stato trasferito nella prigione di Tora, al Cairo. Nello stesso giorno, la Commissione Diritti Umani del Senato ha ascoltato l’ambasciatore italiano al Cairo che ha garantito il massimo impegno sul caso.

Dopo la barbara uccisione di Giulio Regeni, ancora avvolta, per molti versi, nel mistero, siamo dinanzi ad un nuovo caso molto simile. L’arresto di Zaki è privo di qualunque fondamento. Oltre tutto, si tratta di un fermo preventivo, che ha visto numerose proroghe e nessuna decisione definitiva.

A rendere la situazione ancora più complicata è l’epidemia da Covid-19, che ha, di fatto, contribuito ad allungare una detenzione ingiusta. Ciò ci impone di far sentire la nostra voce, con ogni mezzo possibile.

E’ per questo che abbiamo deciso, come IDEA Atripalda, di aderire all’iniziativa “100 Città con Patrick”, promossa dalla organizzazione no-profit “GoFair”.

Abbiamo, infatti, protocollato presso il Comune di Atripalda, tramite procedura elettronica, la richiesta di discutere una mozione per conferire la cittadinanza onoraria a Patrick Zaki.

L’iniziativa ha l’obiettivo di far sentire una potentissima voce al Governo centrale, in modo da spingerlo a concedere la cittadinanza italiana a Zaki. Così si avrà la possibilità di salvare la vita ad un innocente.

Molti Comuni stanno rispondendo all’appello di “GoFair”. Anche Atripalda può fare la propria parte, con un piccolo gesto, ma molto significativo.