Il discorso del Presidente Mattarella

Il Presidente Mattarella ha parlato di futuro “come dovere morale” e di Europa guardandosi allo specchio, perchè l’Europa è nostra e non di altri.
Nel 2021 prendiamo ad esempio le parole del Presidente e “Cambiamo tutto quello che c’è da cambiare”.

Care concittadine e cari concittadini,

avvicinandosi questo, tradizionale, appuntamento ,di fine anno, ho avvertito, la difficoltà, di trovare le parole, adatte, per esprimere, a ciascuno di voi, un pensiero augurale.

Sono giorni, questi, in cui convivono angoscia e speranza.

La pandemia, che stiamo affrontando, mette a rischio le nostre esistenze, ferisce il nostro modo – di vivere.

           Vorremmo tornare a essere immersi in realtà – e in esperienze – che ci sono consuete. Ad avere ospedali, non investiti dall’emergenza. Scuole e < Università aperte, per i nostri bambini e i nostri giovani. Anziani non più isolati, per necessità e precauzione. Fabbriche, teatri, ristoranti, negozi pienamente funzionanti. Trasporti regolari. Normali contatti, con i Paesi a noi vicini, e con i più lontani, con i quali abbiamo costruito relazioni, in tutti questi anni.

           Aspiriamo a riappropriarci della nostra vita.

Il virus, sconosciuto e imprevedibile, ci ha colpito prima di ogni altro Paese europeo. L’inizio del tunnel.

Con la drammatica contabilità dei contagi, delle morti. Le immagini, delle strade e delle piazze, deserte. Le tante solitudini. Il pensiero, straziante, di chi moriva senza avere accanto i propri cari.

L’arrivo dell’estate, ha portato con sé l’illusione < dello scampato pericolo; un diffuso rilassamento. Con il desiderio, comprensibile, di ricominciare a vivere come prima; di porre tra parentesi questo incubo.

Poi, a settembre, la seconda offensiva del virus. Prima, nei Paesi vicini a noi, e poi qui, in Italia. Ancora contagi – siamo oltre due milioni – ancora vittime, ancora dolore che si rinnova. Mentre continua l’impegno, generoso, di medici e operatori sanitari.

Il mondo, è stato colpito duramente. Ovunque.

Anche l’Italia, ha pagato un prezzo molto alto.

Rivolgendomi a voi, parto – proprio – da qui: dalla necessità di fare, insieme, memoria di quel che abbiamo vissuto in questo anno. Senza chiudere gli occhi di fronte alla realtà.

La pandemia ha scavato solchi, profondi, nelle nostre vite; nella < nostra società. Ha acuito, fragilità del passato. Ha aggravato, vecchie diseguaglianze; e ne ha generate di nuove.

Tutto ciò, ha prodotto pesanti conseguenze, sociali ed economiche. Abbiamo perso posti di lavoro. Donne e giovani, sono stati, particolarmente, penalizzati. Lo sono le persone con disabilità.

 Tante imprese, temono per il loro futuro. Una larga fascia di lavoratori autonomi, e di precari, ha visto azzerare, o bruscamente calare, il proprio reddito. Nella comune difficoltà alcuni settori hanno sofferto più di altri.

La pandemia, ha seminato un senso di smarrimento: pone in discussione prospettive di vita. Basti pensare alla < previsione di – un calo, ulteriore, delle nascite. Spia dell’incertezza, che il virus ha insinuato nella nostra comunità.

E’ questa la realtà, che bisogna riconoscere e affrontare.

     Nello stesso tempo, sono emersi segnali, importanti, che incoraggiano una speranza concreta. Perché non prevalga la paura; e perché, le preoccupazioni, possano < trasformarsi nella – energia, necessaria, per ricostruire; per ripartire.

Nella prima fase – quando ancora erano, pochi, gli strumenti, a disposizione, per contrastare il virus – la reazione alla pandemia, si è fondata, anzitutto, sul senso di comunità.

Adesso, stiamo < mettendo in atto < strategie, più complesse, a partire < dal piano di – vaccinazione. Iniziato nello stesso giorno, in tutta Europa.

Inoltre, per fronteggiare le, gravi, conseguenze economiche, sono in campo interventi – europei; innovativi, e di straordinaria importanza.

Mai, un vaccino, è stato realizzato in così poco tempo.

Mai, l’Unione Europea si è assunta un compito, così rilevante, per i propri cittadini.

Per il vaccino si è formata – anche con il contributo dei ricercatori <italiani – un’alleanza, mondiale, della scienza e della ricerca; sorretta da, un imponente sostegno, politico e finanziario; che ne ha moltiplicato la velocità – di individuazione. 

La scienza, ci offre – l’arma più forte; prevalendo su ignoranza e pregiudizi. Ora a tutti, e ovunque – senza distinzioni – dovrà essere consentito di vaccinarsi, gratuitamente: perché è giusto; e perché necessario per la sicurezza comune.

Vaccinarsi, è una scelta di responsabilità; un dovere. Tanto più, per chi opera a contatto con i malati e le persone più fragili.

Di fronte a una malattia, così fortemente contagiosa, che provoca tante morti, è necessario tutelare la, propria salute, ed è doveroso proteggere quella degli altri: familiari, amici, colleghi.

Io mi – vaccinerò, appena possibile. Dopo le categorie che, essendo a rischio maggiore, debbono < avere la precedenza.

Il vaccino, e le iniziative, della Unione Europea, sono due vettori, decisivi, della nostra rinascita.

L’Unione < Europea, è stata capace di compiere un balzo in avanti. Ha prevalso, l’Europa < dei valori comuni, e dei cittadini.

Non era scontato.

Alla crisi finanziaria, di un decennio or sono, l’Europa rispose, senza solidarietà; e senza una visione chiara del, proprio, futuro.  Gli interessi egoistici, prevalsero. Vecchi canoni, politici ed economici, mostrarono tutta la loro – inadeguatezza.

      Ora, le scelte, della Unione Europea, poggiano su basi nuove. L’Italia è stata protagonista, in questo cambiamento.

                             Ci accingiamo – sul versante della salute e su quello economico – a un grande compito.

Tutto questo richiama, e sollecita, ancor di più, la responsabilità, delle – istituzioni anzitutto; delle forze economiche; dei corpi sociali. Di ciascuno di noi.

Serietà, collaborazione, e anche senso del dovere, sono <necessari, per proteggerci, e per ripartire.

      Il piano europeo per la ripresa, e la sua declinazione nazionale – che deve essere concreta, efficace, rigorosa, senza disperdere risorse – possono permetterci, di superare fragilità, strutturali, che hanno impedito, all’Italia, di crescere, come avrebbe potuto.

         Cambiamo ciò che va cambiato, rimettendoci, coraggiosamente, in gioco.

       Lo dobbiamo a noi stessi; lo dobbiamo, alle giovani < generazioni.

      Ognuno, faccia la parte propria.

 

 La pandemia, ci ha fatto riscoprire, e comprendere, quanto siamo legati agli altri; quanto, ciascuno di noi, dipenda dagli altri. Come abbiamo veduto, la solidarietà, è tornata a mostrarsi, base necessaria, della convivenza e della società.

Solidarietà, internazionale. Solidarietà in Europa. Solidarietà, all’interno delle nostre comunità.

         Il 2021, deve essere l’anno della sconfitta del virus e il primo della ripresa. Un anno, in cui, ciascuno di noi, è chiamato, anche, all’impegno di ricambiare quanto ricevuto, con gesti gratuiti; spesso da sconosciuti. Da persone, che hanno posto, la stessa loro vita, in gioco, per la nostra; come è accaduto con tanti medici e operatori sanitari.

       Ci siamo ritrovati, nei gesti, concreti, di molti. Hanno manifestato, una fraternità, che si nutre, non di parole, bensì di umanità. Che prescinde dalla origine, di ciascuno di noi; dalla cultura di ognuno; e dalla sua condizione sociale.

È lo spirito, autentico, della Repubblica.

       La fiducia, di cui abbiam bisogno, si costruisce così: tenendo connesse, le responsabilità delle – istituzioni, con i sentimenti delle persone.

La pandemia, ha accentuato limiti, e ritardi, del nostro Paese. Ci sono stati, certamente, anche errori, nel fronteggiare una realtà, improvvisa e sconosciuta.

          Si poteva fare, di più, e meglio? Probabilmente sì, come sempre. Ma non va ignorato, neppure, quanto di positivo è stato realizzato; e ha consentito, la tenuta del Paese; grazie all’impegno dispiegato da tante parti.

Tra queste le Forze Armate, e le Forze dell’Ordine, che ringrazio.

         Abbiamo avuto, la – capacità di reagire.

          La società, ha dovuto rallentare; ma non si è fermata. 

          Non siamo, in balìa degli eventi.

 Ora, dobbiamo – preparare il futuro.

Non viviamo, in una – parentesi della storia. Questo, è tempo di costruttori. I prossimi mesi, rappresentano un passaggio, decisivo, per uscire dall’emergenza; e per porre le basi di una < stagione nuova.

Non sono ammesse, distrazioni.   Non si deve, perdere tempo.     Non vanno sprecate, energie, e opportunità, per inseguire, illusori, vantaggi di parte.

E’ questo, quel che, i cittadini, si attendono.

La sfida – che è dinanzi, a quanti, rivestono ruoli < dirigenziali, nei vari ambiti, e a tutti noi – richiama l’unità, morale e civile, degli italiani. Non si tratta, di annullare le < diversità di idee, di ruoli, di interessi, ma di realizzare quella convergenza di fondo, che ha consentito, al nostro Paese, di superare momenti, storici, di grande, e talvolta drammatica, difficoltà.

L’Italia, ha le carte in regola, per riuscire in questa impresa.

Ho ricevuto, in questi mesi, attestazioni – di apprezzamento, e di fiducia, nei confronti del nostro Paese, da parte di, tanti, Capi di Stato, di Paesi amici.

Nel momento, in cui, a livello mondiale, si sta riscrivendo l’agenda delle priorità, si modificano le – strategie di sviluppo, ed emergono nuove leadership, dobbiamo agire, da protagonisti, nella comunità internazionale.

In questa prospettiva, sarà molto importante, nel prossimo anno, il G20, che, l’Italia, presiede, per la prima volta.

Una occasione preziosa, per affrontare le grandi sfide globali; e un’opportunità, per rafforzare il prestigio del nostro Paese.

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L’anno che si apre, propone diverse ricorrenze importanti.

Tappe della nostra storia. Anniversari, che raccontano il cammino, che ci ha condotto, ad una unità, che non è soltanto di – territorio.

Ricorderemo, il settimo centenario, della morte di Dante.

Celebreremo – poi – il centosessantesimo, della unità d’Italia.

Il centenario, della collocazione, del Milite Ignoto, all’Altare della Patria.

E ancora, i settantacinque anni della Repubblica.

Dal Risorgimento alla Liberazione: le radici, della nostra Costituzione.

Memoria, e consapevolezza, della nostra, – identità <nazionale, ci aiutano, per costruire il futuro.

            

Esprimo, un ringraziamento, a < Papa – Francesco, per il suo magistero; e per l’affetto, che trasmette al < popolo italiano; facendosi <testimone, di speranza, e di giustizia.

A lui, rivolgo, l’augurio più sincero, per l’anno che inizia.

                         

Complimenti – e auguri – ai goriziani. Per la designazione, di Gorizia e Nova Gorica, congiuntamente, a capitale europea, della cultura, per il 2025. Si tratta di un segnale che rende onore, a Italia e Slovenia, per avere sviluppato relazioni, che vanno, oltre, la convivenza, e il rispetto reciproco; ed esprimono collaborazione, e prospettive di futuro comune.

Mi auguro, che, questo messaggio, sia raccolto, nelle zone di confine, di tante parti del mondo, anche d’ Europa; in cui vi sono scontri, spesso aspri, e, talvolta, guerre; anziché la ricerca di incontro tra culture, e <tradizioni, diverse.

             

Vorrei, infine, dare atto, a tutti voi – con un ringraziamento, particolarmente intenso – dei sacrifici fatti, in questi mesi, con senso di responsabilità.

 E vorrei sottolineare, l’importanza di mantenere, le precauzioni raccomandate, fintanto che, la campagna vaccinale, non avrà, definiti-vamente, sconfitto la pandemia.

Care concittadine, e cari concittadini,

quello che inizia, sarà il mio ultimo anno, come – Presidente della Repubblica.

Coinciderà, con il primo anno, da dedicare alla – ripresa, della vita economica e sociale, del nostro Paese.

La ripartenza, sarà al centro, di quest’ultimo tratto, del mio mandato.

Sarà un anno, di lavoro intenso.

Abbiamo, le risorse, per farcela.

Auguri, di buon anno, a tutti voi!