Una Prospettiva Diversa. Dossier di una pandemia.

riflessioni introduttive

“Durante la guerra c’era una voglia di ballare che faceva luce”. E’ questa la frase di Francesco Guccini diventata celebre durante la Fase 1, espressione intrisa di speranza a cui ci siamo voluti aggrappare sin dal primo giorno, consapevoli che quello che stavamo vivendo non era una semplice fase, ma un vero e proprio spartiacque. Come IDEA Atripalda abbiamo da subito voluto collaborare fattivamente con proposte, come quella dell’8 Marzo, con la quale per primi abbiamo chiesto l’attivazione del Centro Operativo Comunale (COC) ma dando, allo stesso tempo, la nostra piena disponibilità nel collaborare attivamente in fase organizzativa e realizzativa, dando così vita alla rete di volontari conosciuta come ATRIPALDA SOLIDALE. 

Tanti i pensieri e le perplessità raccolte durante il lockdown, tante le cose che avremmo voluto modificare e migliorare. Questo dossier non ha nessuna presunzione, ma ha solo l‘intento di mettere insieme tutti quei tasselli che non ci hanno convinto e che, dalla nostra prospettiva, debbono essere cambiati. Difficoltà che magari già erano presenti, ma che con il Covid-19 sono emerse in maniera evidente. Il nostro obiettivo è di analizzare un sistema che è andato sotto sforzo e quantomeno dire la nostra su questi tortuosi mesi.

welfare 

Durante l’emergenza il nostro paese ha visto varare, a tutti suoi livelli, nuove forme di assistenza, mostrando quanto, nella maggior parte dei casi, non fossimo abituati ad aiutare chi fosse in uno stato di fragilità. Questo aspetto negativo ci aiuta a rivolgere uno sguardo al futuro. Infatti crediamo che sia necessario immaginare diversamente il “welfare”. Il Covid-19 ci ha evidenziato quanto importanti siano delle scelte politiche rivolte ad un equità sociale. In questo campo va fatto un investimento economico e soprattutto umano, senza tralasciare nessuna della categorie indicate dalla legge 328/2000, e, per la Campania, dalla legge 11/2017.

Sicuramente dalla crisi emerge che la nostra cittadina è per lo più popolata da over 60 e per questo va pensato un serio piano di assistenza agli anziani, fornendo dei servizi facilmente fruibili e reperibili. Non va dimenticato, però, che, nella maggior parte dei casi, gli anziani non utilizzano i social come mezzo di informazione; è dunque necessario individuare nuovi strumenti che permettano di raggiungere tutti. Inoltre, con il lockdown anche i minori hanno vissuto momenti di difficoltà, venendo spesso messi da parte. 

Primo fra tutti ci preoccupa la mancanza della scuola negli ultimi mesi, sia per la socialità che per una questione culturale. Bisogna intervenire per vincere la povertà educativa. Ad ogni modo, su questa e su altre categorie del welfare si possono intercettare i bisogni della cittadina attraverso il metodo europeo della progettazione partecipata e del dialogo strutturato, ovvero insentificando la presenza degli assistenti sociali e favorendo la collaborazione con il piano di zona.

Per essere pronti in tempi straordinari bisogna organizzarsi nei tempi ordinari, per non escludere nessuno o, come tante volte abbiamo affermato durante la fase 1, “non lasciare nessuno indietro”.

protezione civile 

L’Italia si è ritrovata a dover fronteggiare un disastro sanitario ed economico al quale non era preparata; le stesse difficoltà sono state riscontrate in ambito locale, seppur con un carico di responsabilità minore, ma non meno importante.

Ci rendiamo conto che fosse alquanto difficile prevedere una tale situazione, tuttavia farsi trovare preparati da un punto di vista logistico appariva comunque necessario. Enormi difficoltà emergono proprio dalla scarsa organizzazione della macchina amministrativa, ma soprattutto da una scarsa conoscenza del territorio, delle sue problematiche e soprattutto dei suoi cittadini.

Si richiedeva una certa preparazione (non in senso preventivo, ma formativo) accompagnata da pragmatismo, che purtroppo, se dobbiamo essere obiettivi, non abbiamo riscontrato. Nota dolente al riguardo risulta essere soprattutto la presenza di un Piano di Emergenza Comunale datato, e del quale non è mai stata fatta una vera simulazione sul campo (stando agli atti comunali). Solleviamo inoltre l’assoluta urgenza di inserire, nello stesso, un piano relativo alle epidemie, del quale quello attuale risulta carente. 

Queste mancanze, come ben si poteva intuire, hanno determinato una serie di difficoltà nello sviluppo delle attività rimesse al Gruppo di Protezione Civile. Difficoltà che si accompagnano ad ulteriori criticità, come l’assenza di mezzi forniti al gruppo o una sede inadeguata per lo svolgimento delle attività necessarie, come la conservazione e la gestione dei prodotti alimentari. 

Ci rendiamo conto che la situazione era imprevedibile e di difficile gestione, tuttavia dalla delegata alla Protezione Civile, in quanto figura istituzionale a livello comunale, ci aspettavamo una precisione maggiore. La puntualità delle comunicazioni e la chiarezza delle stesse, specie in queste emergenze, risulta assolutamente necessaria.

E’ anche doveroso sottolineare come le varie amministrazioni comunali che si sono seguite nel corso degli anni non abbiano messo a disposizione dei volontari corsi di formazione. Questi risultano strumenti utili, anzi necessari, a trasformare la volontà di uomini e donne in azioni puntuali ed avvedute, in modo da non lasciare nulla al caso ed essere pronti a soddisfare con efficienza ogni esigenza manifestata. Si può ben intuire come rimettersi ad un unico corso formativo svolto, da quanto ci risulta, al momento della costituzione del gruppo stesso (2008), non possa bastare.

Invitiamo dunque a fornire al più presto ai volontari un corso di aggiornamento, che includa anche una preparazione sulla gestione dell’emergenza epidemiologica da Covid-19. In questo modo sarà più semplice intercettare nuove forze per consolidare il gruppo, anche nei più giovani.

Gestione alimentare

La riflessione si presenta particolarmente delicata, sia ponendo l’attenzione sull’attuale crisi economica, che ha visto nascere nuove persone in stato di bisogno, sia in relazione alla gestione dei pacchi solidali, specie a causa della scarsa preparazione e cooperazione.

Molti sono gli interrogativi che ci siamo posti, altrettante sono le perplessità che abbiamo avanzato in ordine al criterio di erogazione del pacco e di individuazione del soggetto in difficoltà. Purtroppo, ad oggi possiamo considerare questa come la più grave manifestazione di inefficienza nella gestione dell’emergenza; di conseguenza, non si è riusciti a ricoprire in maniera capillare ogni cittadino in difficoltà, soprattutto considerando la complessità nell’individuazione e divulgazione alla comunità del criterio adottato per l’attribuzione del pacco alimentare.

Ci risulta particolarmente sconcertante come ancora oggi ai cittadini non sia stato spiegato in maniera pubblica e trasparente il criterio di attribuzione del pacco solidale. Tra l’altro, pare che non si sia riusciti ad elaborare un elenco digitalizzato dei beneficiari, in modo tale da poter anche facilitare l’automatica attribuzione di un secondo o terzo pacco allo scadere dei tempi stabiliti. 

Inoltre potremmo parlare dell’inadeguatezza degli spazi, dell’ostinazione a reperire aiuti alimentari dalle catene di supermercati, anche quando ciò non appariva necessario, alla luce della quantità importante di cibo presente nei magazzini, e della poca flessibilità nei tempi di concessione dell’aiuto alimentare.

Ci siamo ripromessi di non mettere in luce solo gli aspetti negativi, ma di proporre contestualmente soluzioni, oltre quelle già avanzate durante il periodo di lockdown. È semplice intuire come avanzare nuove proposte ora parrebbe poco utile, considerando ormai che la parte critica dell’emergenza si può dire superata; piuttosto, ci auguriamo che i rifornimenti alimentari ottenuti con aiuti di vario tipo possano essere utilizzati in maniera coscienziosa e senza eccessiva rigidità.

comunicazione

L’aspetto comunicativo, soprattutto nel 2020 e con il dilagare del “fenomeno social network”, ha assunto vitale importanza. Tenere informata la cittadinanza è fondamentale. In questo modo si favorisce l’essere comunità, anche a distanza. 

Si può affermare, senza troppi indugi, che ad Atripalda, sotto questo aspetto, qualcosa non ha funzionato. Probabilmente, la gestione dell’emergenza Covid-19 ha fatto emergere una delle più grandi lacune di questa Amministrazione: una quasi totale assenza dal territorio. Non c’è vicinanza con il cittadino. Ma andiamo con ordine.

Iniziamo dalle rare “conferenze stampa” che il nostro Primo Cittadino ha tenuto per aggiornarci sullo stato dell’emergenza. I primi appuntamenti erano contraddistinti da una semplicissima lettura dei provvedimenti regionali e nazionali, corredata da un rapidissimo commento sulla situazione atripaldese. Passiamo al “punto stampa” dell’intero COC. Qui il nostro Sindaco ha ben pensato di attaccare opposizione e chiunque avesse sollevato polemiche. Attacco puramente politico; azione poco corretta, quella di sfruttare un organo emergenziale per togliersi sassolini dalle scarpe e attaccare i cittadini che rappresenta. Null’altro è stato annunciato, eccezion fatta per i ritardi nelle aperture del cimitero comunale, dovuto ad una manutenzione che solo Atripalda non aveva provveduto a completare nei tempi previsti, e di altri luoghi pubblici. 

Altra questione di comunicazione riguarda la distribuzione delle mascherine fornite ai più piccoli, in età dai 4 ai 16 anni. E’ bene, ma soprattutto corretto, precisare che quella fornitura di dispositivi proviene interamente dalla Regione Campania. Il nostro Centro Operativo ha pensato di metterci la firma, con la predisposizione di un vero e proprio kit (prospetto informativo, bollino e busta) con chiaro intento di rimandare alla Protezione Civile comunale. Qualche cittadino poco attento alle informazioni di social e telegiornali ha potuto pensare che l’Amministrazione comunale avesse compiuto un gran gesto di solidarietà e di vicinanza alla propria comunità. Nulla di più falso e fuorviante. Questa non è comunicazione, è pubblicità.

In conclusione, una proposta: sarebbe utile che il nostro Comune si dotasse di canali ufficiali, anche sui social, da sfruttare per dare comunicazioni, più o meno importanti, a tutti i cittadini. Potrebbe essere nominato un responsabile della comunicazione, o addetto stampa, che dir si voglia. Non sembra essere presente nell’organigramma amministrativo, e potrebbe essere un ruolo assumibile a titolo gratuito, unicamente per spirito di servizio.

conclusioni

L’epidemia per sé non ha la capacità di modificare la qualità della Democrazia.

Sia in tempi di eccezionalità ed imprevedibilità, che in tempi di ordinaria amministrazione, l’unica possibilità di giungere ad una soluzione intelligente delle problematiche, che si presentano di volta in volta, è quella di far ricorso ad una consolidata procedura democratica. In tempi emergenziali, in cui è vitale un’azione tanto pragmatica e repentina quanto efficace e contenutisticamente valida, si mostrano le fragilità di sistemi democratici e procedure mai completamente funzionanti. Più che una sospensione della democrazia e delle sue istituzioni (che prevedono la partecipazione, discussione ed analisi di problemi e soluzioni), tutto ciò mette a nudo le incongruenze e la farraginosità sistemica di molte realtà politiche. 

Il sistema di cui tutti i giorni facciamo esperienza come cittadini e contribuenti, subendone spesso i disservizi, andrebbe implementato e reso maggiormente funzionale: 

  • la digitalizzazione della pubblica amministrazione, di uffici e sedi comunali è un obiettivo ancora lontano dall’essere raggiunto. 
  • L’alleggerimento burocratico, perseguibile con implementazione e il miglioramento di criteri lavorativi meritocratici.
  • Così come la trasparenza delle procedure, degli atti, delle delibere e delle azioni politiche, giustificando in questo modo la formulazione e realizzazione di proposte contenutisticamente valide nell’interesse comunitario, e non particolare. 

Per l’appunto le procedure democratiche di inclusione sono l’unica possibilità di risposta alle complesse problematiche sociali. Se non si lascia lo spazio, statuito e regolamentato, per la partecipazione risulta impossibile far emergere, analizzare e rendere pubbliche le più o meno latenti situazioni di complessità. 

Agire arbitrariamente, o spesso rimanere in uno stato di inerzia, affidando la gestione corrente a soluzioni individuali per queste ragioni non è solo una palese violazione dei principi costitutivi, ma è anche una strada inefficace ed impraticabile. I continui ritardi nell’attuare le norme mostrano questa ordinaria deficienza strutturale. Proprio in questo momento, servirebbe una maggiore dedizione all’ascolto della collettività, una complessiva competenza amministrativa e una critica avvedutezza politica. Tutto ciò ha bisogno di procedure democratiche qualitative.

Questa emergenza non è solo un incidente, non siamo causalmente inciampati su una buccia di banana. Dobbiamo essere consapevoli che il modello socio economico ha favorito il virus, la poca curanza del nostro pianeta ha devastato gli habitat naturali, i tagli al welfare hanno impedito in questo periodo di aiutare chi fosse più in difficoltà. Abbiamo pagato delle scelte politiche sbagliate, che ci hanno portato in questa situazione e solo delle politiche diverse potranno scortarci al di fuori della stessa.

Speriamo che in questa ennesima fase ci si dia una scossa e si cominci a lavorare di anticipo, soprattutto in vista del mondo che sarà, evitando un “Si salvi chi può”. Perché da solo non si salva nessuno. Siamo esausti di sentir dire che “andrà tutto bene”. Non vogliamo che sia una falsa speranza. Dobbiamo porre una condizione al nostro futuro: Andrà tutto bene se andrà bene a tutti.