Ultima pagina di diario. 10° SETTIMANA

Caro diario,

oggi si chiude la decima settimana della nostra attività di volontariato. L’ultima che racconteremo, sperando di non dover più vivere delle giornate come quelle di Marzo ed Aprile.

Non volevamo lasciare questa ultima pagina in bianco, ma volevamo ancora una volta farvi vivere con una narrazione diversa quanto abbiamo vissuto. I nostri visi erano nascosti da una mascherina ma vi assicuriamo che dietro di questa c’era un sorriso che voleva che nessuno venisse lasciato indietro.

Tutto è iniziato per amore e responsabilità.

Ho deciso di fare servizio perchè penso che ognuno di noi abbia il dovere di rendersi utile. Ogni giorno dovremmo trovare dei momenti per aiutare chi ha più bisogno. Sicuramente in questo periodo l’occasione giusta è stata quella di dare vita ad un gruppo di volontari e di vivere insieme tutto ciò. Sappiamo bene che ciò che facciamo non è che una goccia nell’oceano. Ma se questa goccia non ci fosse, all’oceano mancherebbe.

Aishling Divito

I nostri occhi erano attenti dietro la mascherine.

Ho deciso di mettere da parte la paura e di incontrare occhi bisognosi, impauriti, speranzosi e pieni di rabbia. Ho osservato la situazione cambiare dietro una mascherina, la quale mi copriva fin sotto gli occhi. Mi sono confrontata con una realtà che non conoscevo, una realtà che pensavo essere distante da me, in cui è difficile essere un bambino spensierato e sono stata felice di aver regalato loro un sorriso dando un semplice uovo di cioccolato. Ho letto, negli occhi di alcune persone, il timore di non poter sfamare i propri figli e la soggezione di chiedere del cibo a voce bassa; lì mi sono sentita impotente e piccola perché la parte burocratica, a cui tener conto, impediva di poter vedere quelle persone andar via con un pacco alimentare tra le mani e ho realizzato quanto questa situazione di blocco, sia sociale sia lavorativo, avrebbe avuto delle conseguenze profonde. Ho percepito il disagio degli anziani che avevano bisogno della spesa, la loro incomprensione quando comunicavamo che dovevano prenderla solo dopo che i volontari si erano allontanati.
Ho provato un frullato di emozioni, le quali mi hanno accompagnato in quest’esperienza di circa due mesi. Un’esperienza che custodirò con cura, nella quale comprendi che la vita non è uguale per tutti, che sei privilegiato anche se hai solo la possibilità di permetterti di mettere un pasto caldo sulla tua tavola e che esiste un’Italia che si è rimboccata le maniche e che non si è mai fermata.

Paola Argenziano

Abbiamo imparato a vedere le cose diversamente.

All’inizio di questa situazione, tra le tante difficoltà incontrate, la cosa che non riuscivo a sopportare era il dover restare con le mani in mano. Mi sono affannata i primi giorni a proporre qualcosa, a cercare qualche iniziativa o semplicemente qualcuno che avesse le mie stesse intenzioni. Finché non ho trovato il modo per rimboccarmi le maniche.
Dovendo tirare le somme, adesso che la situazione si è conclusa (tra milioni di virgolette), oltre alla gioia di aver potuto concorrere in minima parte alla sicurezza della mia città, penso resterà sempre con me anche una sensazione di rabbia mista a tristezza. “Siamo tutti sulla stessa barca ma evidentemente siamo su barche disuguali”. Tastare con mano questa disuguaglianza e dover sottostare a mille burocrazie prima di poter assicurare ad una famiglia il cibo in tavola è una cosa disumana.
Forse il mio è un pensiero anche un po’ superficiale, ma sono io ad esser fatta così. Prima tendo la mano e poi faccio domande, ma spesso mi rendo conto sia più comodo fare il contrario.
Se questa situazione ci ha reso persone migliori lo dirà il futuro, si spera un futuro più solidale e comprensivo.

Elvira Bruschi

Sono le difficoltà a renderti migliore.

Ho iniziato la mia attività di volontariato ben consapevole che ci sarebbero state delle difficoltà. L’emergenza in cui siamo stati catapultati era nuova per tutti, perciò credo che fosse impensabile ritenere di poterla affrontare sicuri che fosse andato tutto liscio. Mentirei se dicessi che gli ostacoli che abbiamo trovato nella nostra azione di volontari siano stati solo piccoli intoppi che non ci hanno dato pena. Purtroppo, l’essere impreparati (tutti) ad una situazione del genere ha sicuramente denotato difficoltà logistiche e organizzative, derivanti esclusivamente dal cercare di assicurare, al meglio e a tutti, i servizi necessari in questi momenti. Altro ostacolo è sicuramente stato l’impossibilità di avere forte voce in capitolo, forse perché “semplici volontari”. Credo che ciò abbia rappresentato uno degli impedimenti peggiori. Fare esperienze dirette sulla propria pelle e non poter prendere parte ai processi decisionali è stato difficile.
In ultima analisi, vera nota dolente, penso che l’ostacolo per eccellenza sia stata l’aridità che questo virus ha portato nei cuori della gente. Ho notato che la vera necessità fosse quella di prendersela con qualcuno anziché fare fronte comune e affrontare come una comunità questa emergenza. Purtroppo devo evidenziare un accanimento, specialmente nel periodo finale, nei confronti del corpo della Protezione Civile e di noi volontari, che non ha contribuito ad un clima di lavoro sereno, facendo sembrare, inoltre, il nostro operato manchevole nei confronti delle persone (cosa assolutamente falsa). Lavorare in queste condizioni non è stato affatto semplice, specialmente per dei ragazzi (e intendo sottolinearlo) che avevano come unico obiettivo quello di fare del bene. Con sfrontatezza affermo che comunque siamo stati bravi e che ce la siamo cavata molto bene.

Andrea Lombardi

La solidarietà va riportata al centro.

La solidarietà non è importante solo per la comunità cittadina, ma per l’intera comunità degli esseri viventi. Ognuno di questi è soggetto alla sofferenza, dal più immenso al più umile. Come esseri umani senzienti, è nostro compito alleviare la sofferenza di qualsiasi forma di essere vivente, soprattutto i nostri simili. Dicono che siamo tutti diversi, invece io dico di no, siamo tutti uguali. Ognuno di noi prova dei sentimenti. Immaginiamo la sensazione di aver bisogno di aiuto, quando l’abbiamo provata. Quel bruciore interno, misto a paura e senso di caducità. Se siamo tutti uguali, anche gli altri provano questo e quindi non possiamo fare altro che tendere quella mano che avremmo voluto ricevere noi.

Oscar Lui

Cari lettori, questa forse sarà l’ultima pagina del nostro diario, ma continueremo a costruire un mondo più solidale ogni giorno.

Noemi, Antonio, Massimiliano, Aishling, Sabatino, Luca, Oscar, Federico, Gerardo, Cosma, Sabino, Guido, Paola, Francesco, Carmine, Antonio Pio, Andrea, Elvira, Francesco, Antonio, Angelo, Fulvio, Marco, Roberto, Luca e Francesco.