Asfaltare un parco è come asfaltare il mare.

Se vi mostrassi un circuito in asfalto con una piazzola verde al centro pensereste ad una pista per Go-kart, non di certo ad un Parco Comunale.

Cercando sulla Treccani la parola “Parco” giungiamo a questa definizione: “Ampio tratto di terreno, generalmente boscoso e spesso recintato, destinato a usi particolari, oppure terreno di una certa estensione piantato ad alberi ornamentali, con vaste zone a prato o a giardino, destinato a svago e passeggio.”

Definizione non molto conforme a quello che è diventato il “Parco delle Acacie” di Atripalda dopo i lavori post lockdown. Non urliamo certo al danno ambientale, ma certamente cementare un parco, anche solo a livello simbolico, non è proprio una svolta in senso “green”, come spesso avevamo auspicato per il nostro Comune.

Ma perché asfaltare il Parco? Per favorire lo spostamento del mercato all’interno del parco e per fare economia sui lavori di manutenzione? Qualsiasi sia la motivazione dell’amministrazione comunale non ci vede d’accordo, perché asfaltare un parco è come asfaltare il mare.

Inoltre, il dissenso su tale scelta, presa da chi amministra senza confrontarsi in alcun modo con la cittadinanza (comitato di quartiere), ci mostra ancora una volta come la democrazia non vada esercitata solo ogni 5 anni con le votazioni comunali. I cittadini vanno interpellati ogni giorno con tutti i mezzi che ci mette a disposizione lo statuto comunale e non solo. Renderli partecipi maggiormente della vita amministrativa potrebbe essere un grande passo in avanti.

Dopo tale intervento di manutenzione, sembra assurdo parlare di aria pulita, e quindi delle centraline, di piste ciclabili e di spazi verdi e culturali (puoi leggere qui le nostre proposte). Sembra assurdo ma continueremo in questa direzione, anche andando controvento, e non sarà certo questo episodio a frenarci. Anzi. Proseguiremo e lo faremo in maniera più pressante, in modo che la nostra voce arrivi sempre più forte a chi di dovere.

Speriamo che in futuro le cose vadano diversamente, per adesso non ci resta che piangere sul catrame versato.