Archivi del mese: Marzo 2020

DIARIO DEL VOLONTARIO: 2° SETTIMANA

Caro diario,

oggi ci ritroviamo per raccontarti della seconda settimana dell’attività di volontariato del gruppo ATRIPALDA SOLIDALE  presso la Protezione Civile.

La scorsa settimana abbiamo parlato di “rodaggio”; ora si è passati all’azione. Diverse sono state le chiamate da parte dei nostri concittadini, tutte evase in maniera celere. I volontari hanno consegnato i prodotti richiesti, sempre nel rispetto delle disposizioni di sicurezza previste.

Ma l’impegno non si è fermato qui: già nei giorni scorsi era stata attivata la “spesa solidale”, per essere di vero aiuto ai fortemente bisognosi. Siamo felici di constatare come la stragrande maggioranza dei supermercati interpellati ha risposto in maniera positiva. Infatti i nostri volontari hanno raccolto una importante quantità di beni alimentari; di ciò non possiamo che essere grati alla popolazione atripaldese per la solidarietà dimostrata. Si potrebbe pensare ad impegnare alcuni dei volontari nella promozione della “spesa solidale” per incentivare tutti ad aiutare gli altri con un piccolo gesto.

Altra azione importante è stata la consegna delle mascherine ad alcuni anziani che ne avevano fatto richiesta; la speranza è di poterne fornire altre nei prossimi giorni, ovviamente prediligendo chi ne ha un’occorrenza maggiore.

Abbiamo, inoltre, segnato in maniera netta il divieto di uscire di casa senza comprovate necessità. Questo con la delimitazione delle panchine, oggetto di alcune segnalazioni da parte della cittadinanza.

Altro compito per i volontari consiste nel sostegno all’organizzazione per l’attività di riscossione delle pensioni all’ufficio postale centrale, che, come noto, è stata scaglionata per evitare assembramenti.

Continuiamo insieme e con grande responsabilità  a vivere questi giorni senza mai lasciarci prendere dallo sconforto, ma iniziando a costruire con speranza e solidarietà il mondo che ci aspetta . Vi lasciamo con le parole di Papa Francesco, un uomo che ieri sembrava solo contro la tempesta ma che aveva il sostegno di tutti noi.

“Siamo stati presi alla sprovvista da una tempesta inaspettata e furiosa. Ci siamo trovati su una stessa barca fragili e disorientati, ma allo stesso tempo importanti e necessari, chiamati a remare insieme e a confortarci  a vicenda. Su questa barca ci siamo tutti. E ci siamo accorti che non possiamo andare avanti ciascuno per conto suo. Ma solo insieme. Nessuno si salva da solo.”

Papa Francesco

Noemi, Antonio, Massimiliano, Aishling, Sabatino, Luca, Oscar, Federico, Gerardo, Cosma, Sabino, Guido, Paola, Francesco, Carmine, Antonio Pio, Andrea, Elvira, Francesco, Antonio e Angelo.

DIARIO DEL VOLONTARIO: 1° SETTIMANA

Caro diario, 

questa prima settimana è stata utile per dare il via alle attività solidali messe in campo e per attivare, dunque, la nostra grande squadra di volontari che si è messa in gioco.

Abbiamo iniziato incrementando il lavoro di divulgazione del servizio di assistenza, affiggendo volantini informativi nei pressi delle abitazioni di Atripalda.

Abbiamo predisposto, su autorizzazione della Protezione Civile di Atripalda e della delegata De Vinco, un elenco degli anziani di Atripalda da contattare per verificare con maggiore certezza se avessero bisogno di aiuto e ricordando loro di restare in casa.

Accompagnati costantemente dai volontari della Protezione Civile, abbiamo consegnato le prime spese solidali. Tuttavia, per implementare il servizio e fronteggiare al meglio le richieste, abbiamo chiesto ed ottenuto l’autorizzazione (al momento di quasi tutti i supermercati di Atripalda) per posizionare un carrello solidale in cui chiunque può lasciare qualcosa da donare a chi ha bisogno.

Arrivate le prime chiamate, abbiamo effettuato le spese (a carico del richiedente), secondo la domanda, e consegnato le stesse.

In maniera quasi unanime, sono state notificati alcuni punti deboli della macchina organizzativa, che vogliamo provare ad eliminare.

Pensiamo che sia possibile un miglioramento sotto l’aspetto logistico. Le prime giornate, si sa, sono un po’ di “rodaggio”. Ma ora dobbiamo lavorare insieme per portare i giri dei nostri motori al massimo, in modo da essere il più possibile efficienti e da poter aiutare quante più persone siamo in grado. 

Crediamo inoltre che sia necessario sponsorizzare in maniera più efficace l’iniziativa della spesa solidale, eventualmente organizzando giornate in cui i volontari presidino i carrelli, in modo da creare maggiore fiducia e visibilità.

Per ultimo crediamo che bisogni monitorare con maggiore frequenza le strade cittadine. Questo poiché molti di noi hanno notato, durante le ore di servizio, ancora troppe persone in giro senza apparenti fondati motivi. 

Siamo certi che con l’impegno di tutti riusciremo presto a fuoriuscire da questo deserto, da questa che è la più grande tragedia dal dopoguerra. Guccini dice che “durante la guerra c’era una voglia di ballare che faceva luce”. Ecco, noi non sappiamo quando, ma siamo certi che “torneremo a ballare”.

Noemi, Antonio, Massimiliano, Aishling, Sabatino, Luca, Oscar, Federico, Gerardo, Cosma, Sabino, Guido, Paola, Francesco, Carmine, Antonio Pio, Andrea, Elvira.

DA PM10 A PM19

Provincia di Avellino da piersoft.it

Se ancora ce ne fosse bisogno, la questione ambientale si riprende tristemente la scena, anche in questo momento in cui il protagonista negativo sembrava essere esclusivamente il famigerato Covid-19. Presi da comprensibili paure, ci siamo dimenticati tutto il resto, ma ecco che la scienza ci informa puntualmente su come il particolato sia un sicuro carrier per il famigerato virus e quindi funge da acceleratore nella sua diffusione. La SIMA (Società Italiana di Medicina Ambientale) ha pubblicato uno studio dal nome “Relazione circa l’effetto dell’inquinamento da particolato atmosferico e la diffusione di virus nella popolazione”, in cui viene specificato il doppio ruolo che il particolato assume. La società spiega: << È noto che il particolato atmosferico funziona da carrier, ovvero da vettore di trasporto, per molti contaminanti chimici e biologici, inclusi i virus. I virus si “attaccano” (con un processo di coagulazione) al particolato atmosferico, costituito da particelle solide e/o liquide in grado di rimanere in atmosfera anche per ore, giorni o settimane, e che possono diffondere ed essere trasportate anche per lunghe distanze. Il particolato atmosferico, oltre ad essere un carrier, costituisce un substrato che può permettere al virus di rimanere nell’aria in condizioni vitali per un certo tempo, nell’ordine di ore o giorni >>. Tutto questo è stato osservato già in altri casi epidemici di massa (influenza aviaria, RSV, morbillo) e quindi si è proceduto ad osservare la relazione tra livelli di particolato ed incidenza del Covid-19 per ogni Provincia. Ed ha portato alle seguenti conclusioni: << Tale analisi sembra indicare una relazione diretta tra il numero di casi di COVID-19 e lo stato di inquinamento da PM10 dei territori, coerentemente con quanto ormai ben descritto dalla più recente letteratura scientifica per altre infezioni virali. La relazione tra i casi di COVID-19 e PM10 suggerisce un’interessante riflessione sul fatto che la concentrazione dei maggiori focolai si è registrata proprio in Pianura Padana mentre minori casi di infezione si sono registrati in altre zone d’Italia >>.

A fronte di oggettività scientifiche contenute in questo studio, sorge spontanea una domanda: con i dati dell’aria che registriamo nella nostra Provincia, quanto dovremmo preoccuparci di agire, con massima urgenza, in tal senso?

Guardando i grafici che tanti centri statistici stanno riportando, l’Irpinia è segnata con il colore più rosso e quindi siamo perfettamente in linea con ciò che abbiamo descritto: più particolato nell’aria, più casi di contagio. A questo punto non ci resta che fare un appello al Sindaco Giuseppe Spagnuolo, affinché si possa procedere con un’ ordinanza di divieto degli abbruciamenti e che raccomandi l’ uso al minimo delle fonti di riscaldamento, dando così un contributo all’abbassamento dell’inquinante immesso in atmosfera. Un’ azione decisiva tanto quanto quella intrapresa dal Governo negli scorsi giorni vietando spostamenti inutili, che assume un valore doppio nella tutela della nostra salute.

Studio della SIMA

Quel virus che ci accompagna da tempo.

Sidney 2000, Olimpiadi.  L’oro del “Quattro di coppia”

Nel momento di massimo sforzo si potevano percepire con chiarezza assordante i colpi dei remi che battevano all’unisono. La tecnica e l’intensità degli sforzi miravano a quella linea immaginaria che segnava la gloria olimpica. Tutto era amplificato dall’eco di una voce cupa e profonda che risuonava sullo specchio d’acqua.  In quell’istante, e in tutti gli attimi precedenti e persino in quelli non ancora venuti, erano tutti uniti, legati ognuno alle sorti dell’altro. Nessuno escluso. Ogni esitazione personale poteva diventare una crepa nel meccanismo, ogni personalismo uno stridente avvilimento d’animo. Così, però, non è stato. La prua italiana fu la prima a varcare la linea e a guadagnarsi quegli agognati attimi di gioia che precedono pochi istanti di serafica tranquillità ed appagamento.  Dopo quel momento anche i dubbi, i dolori, gli insuccessi e le fatiche sembravano avere un senso.

Cosa sarebbe successo se, poco prima del traguardo, anche un solo atleta del quartetto azzurro avesse deciso che quello era il momento giusto per godersi l’imminente successo. Se avesse deciso di smettere di remare, adagiandosi sulla barca e sugli sforzi degli altri per pochi secondi?

Se avesse deciso di lasciarsi trasportare oltre, guardando i rivoli d’acqua che si formavano al proprio passaggio, avrebbe ottenuto un’impagabile esperienza personale. Forse gli altri si sarebbero scomposti, cercando di compensare l’apporto mancante, sarebbero saliti di colpi, perdendo il ritmo giusto. Addirittura, avremmo potuto perdere tutto. Poi, il rancore avrebbe preso il posto della soddisfazione senza misura, le accuse di individualismo il posto delle parole festanti. Un singolo attimo avrebbe mutato il loro e il nostro futuro. I nostri ricordi avrebbero assunto un significato diverso e le mille attese delle gare, gli allenamenti senza sosta, le rinunce, sarebbero stati semplicemente degli sforzi insensati. Non ci sarebbe più stato spazio per il successo e nessuna parola di conforto, rabbia o esasperazione avrebbe cambiato in meglio le cose.

Tutte queste ipotesi non sono in realtà lontane da come viviamo quotidianamente la nostra esperienza sociale.

Le società, la piccola o grande citta in cui viviamo o semplicemente lavoriamo, la comunità in cui paghiamo le tasse, l’ospedale in cui ci rechiamo, la scuola in cui mandiamo i nostri figli o in cui siamo stati, persino il campetto di calcio, sono equiparabili ad una canoa. Da una parte ci sono le regole, che anche se in alcune circostanze possono sembrarci indecifrabili o incomprensibili, andrebbero rispettate per poter raggiungere il fine predisposto. Senza dubbi o indecisioni, come gli allenamenti che ci fanno bordeggiare il limite, che ci inducono alla disperazione per quanto rigidi possano apparire, ma che sono indispensabili per poter raggiungere senza rimorsi quella linea immaginaria che segna il nostro traguardo. Se qualcuno però si sottrare a questo compito, prediligendo un momento – più o meno lungo, forse eterno – di soddisfazione personale, allora non farebbe altro che condurre l’equipaggio alla disfatta. Lo farebbe credendo che, in fin dei conti, le proprie esigenze individuali andrebbero soddisfatte al di là di ogni possibile prezzo sociale da pagare. Si badi, in alcune società questo prezzo è uno spauracchio senza sostegni e incapace di incutere timore.

In questo modo, innescherebbe quel sistema circolare autorigenerante in cui l’uno è contro l’altro, in cui chi può non paga le tasse, evade dai propri doveri e circumnavigando le leggi ottiene il successo a discapito degli altri.

Di quelli che non possono smettere di remare, per sussistenza o per semplice devozione. Questo è ciò che accade nella normalità e serialità quotidiana di una società. A pagarne il prezzo sono la qualità dei servizi e la credibilità e funzionalità delle istituzioni. Questo senso “civico capovolto” non fa altro che togliere benzina ad una macchina vecchia e tutt’altro che parca nei consumi. Una di quelle macchine che con tanto carburante coprono piccole distanze. Se ci troviamo ora a far i conti con una situazione eccezionale di crisi acuita, da una sanità a due velocità e da uno stato che fatica ad inseguire l’espansione esponenziale di un virus, è perché abbiamo dovuto scegliere se continuare ad immettere carburante per fare ancora pochi metri, senza preoccuparci delle nostre ristrettezze economiche, o smettere di rifornire continuamente quella macchina e spingerla di peso. Avremmo potuto optare per una terza via, quella delle riforme mirate, ma con questo senso civico capovolta sarebbe stata un’ardua impresa.