Giovani sono davvero speranza e futuro?

Al termine “giovani” spesso si associano, quasi in modo diretto le parole: speranza e futuro.

Ma è davvero un’associazione possibile in un paese come il nostro? E cosa si intende realmente per giovani? Quanti di questi hanno una visione positiva del proprio futuro? Quanti coltivano ancora un sogno e nella speranza di raggiungerlo si impegnano attivamente?

 Secondo Eurostat si è “giovani” dai 20 ai 34 anni, l’Italia è il paese europeo con la più alta percentuale di NEET, sfiorando il 30%. Sigla che cela la condizione di chi non lavora, non studia, non è impegnato in percorsi di formazione (Neither in Employment nor in Education or Training – NEET).

In una regione come la Campania, questa percentuale  è arrivata a sfiorare il 35,9%. Una regione in cui quasi quattro giovani su dieci, sono completamente fermi.

Come è stato più volte sottolineato negli ultimi mesi su diversi organi di stampa, la grande maggioranza di questi giovani non riceve alcun sussidio . Parliamo del reddito di cittadinanza, basti pensare al fatto che meno del 7% degli under 30 ha fatto richiesta.

Un tentativo per contenere questo fenomeno è sicuramente Garanzia Giovani, finanziato dall’Unione Europea affinché i Paesi membri possano investire in politiche attive di orientamento, inserimento, istruzione e formazione al lavoro.

Un fenomeno che rappresenta indubbiamente un grandissimo spreco di capitale umano, simbolo di una generazione bloccata, spesso scoraggiata e rassegnata.

Per consentire ai giovani di essere protagonisti del cambiamento è necessario un aumento della valorizzazione del capitale umano.  Migliorando in primis la qualità dell’offerta formativa soprattutto in relazione  ad esperienze lavorative e cambiando la dinamicità  mercato del lavoro.