Archivi del mese: Gennaio 2020

Giovani sono davvero speranza e futuro?

Al termine “giovani” spesso si associano, quasi in modo diretto le parole: speranza e futuro.

Ma è davvero un’associazione possibile in un paese come il nostro? E cosa si intende realmente per giovani? Quanti di questi hanno una visione positiva del proprio futuro? Quanti coltivano ancora un sogno e nella speranza di raggiungerlo si impegnano attivamente?

 Secondo Eurostat si è “giovani” dai 20 ai 34 anni, l’Italia è il paese europeo con la più alta percentuale di NEET, sfiorando il 30%. Sigla che cela la condizione di chi non lavora, non studia, non è impegnato in percorsi di formazione (Neither in Employment nor in Education or Training – NEET).

In una regione come la Campania, questa percentuale  è arrivata a sfiorare il 35,9%. Una regione in cui quasi quattro giovani su dieci, sono completamente fermi.

Come è stato più volte sottolineato negli ultimi mesi su diversi organi di stampa, la grande maggioranza di questi giovani non riceve alcun sussidio . Parliamo del reddito di cittadinanza, basti pensare al fatto che meno del 7% degli under 30 ha fatto richiesta.

Un tentativo per contenere questo fenomeno è sicuramente Garanzia Giovani, finanziato dall’Unione Europea affinché i Paesi membri possano investire in politiche attive di orientamento, inserimento, istruzione e formazione al lavoro.

Un fenomeno che rappresenta indubbiamente un grandissimo spreco di capitale umano, simbolo di una generazione bloccata, spesso scoraggiata e rassegnata.

Per consentire ai giovani di essere protagonisti del cambiamento è necessario un aumento della valorizzazione del capitale umano.  Migliorando in primis la qualità dell’offerta formativa soprattutto in relazione  ad esperienze lavorative e cambiando la dinamicità  mercato del lavoro.

Vorrei conoscere l’aria che tira

Che la qualità dell’aria delle nostre città non sia buona sembra ormai un dato di fatto; non riusciamo mai a quantificare quanto davvero sia sporca. È qualcosa che per lo più valutiamo alla vecchia maniera, ovvero a naso. 

Centinaia sono le famiglie che vivono e lavorano nella nostra cittadina ed è  responsabilità di tutti valorizzare ogni aspetto della qualità della vita, essendo l’aria che respiriamo un importante fattore di vivibilità. Non si può sottovalutare il problema perché il diritto alla salute è sancito dall’art.32 della nostra Costituzione e non può essere derogato in alcun modo.

Articolo 32.

La Repubblica tutela la salute come fondamentale diritto dell’individuo e interesse della collettività, e garantisce cure gratuite agli indigenti. Nessuno può essere obbligato a un determinato trattamento sanitario se non per disposizione di legge.

COSTITUZIONE DELLA REPUBBLICA ITALIANA

In questo momento siamo a conoscenza di una qualità dell’aria scadente, se non pessima, con sforamenti del livello consentito di polveri sottili, dato che si può controllare grazie alla centralina ARPAC posta nelle vicinanze della scuola “Dante Alighieri” ad Avellino.

Vorremmo un monitoraggio del livello delle polveri sottili anche nella nostra cittadina, poiché un controllo costante e preciso può farci dapprima conoscere i motivi che causano gli sforamenti rilevati ad Avellino e successivamente pensare a come limitare il fenomeno.

Come IDEA Atripalda, chiediamo all’Amministrazione comunale di Atripalda di preoccuparsi di effettuare un monitoraggio ambientale per osservare la qualità dell’aria che si respira e di impiantare centraline per garantire una qualità migliore dell’aria, soprattutto per le polveri sottili PM10 PM2.5.

Questo in coerenza con la dichiarazione di emergenza climatica deliberata nel consiglio comunale dello scorso ottobre.

Solo così potremo conoscere l’aria che tira.

Ma Alvanite nel 2030?

Nella nostra cittadina è difficile che si parli delle periferie, anche perché spesso siamo concentrati su altro.

La scorsa settimana è accaduto qualcosa di interessante in contrada Alvanite, dove i cittadini si sono riuniti in un’assemblea per dire la propria sulla situazione del quartiere, per sottolineare tutte quelle disattenzioni con cui convivono da anni.

La soluzione non è semplice e sicuramente non è l’obiettivo di questa nostra riflessione. Possiamo sicuramente dire che manca un ponte tra la periferia ed il centro della cittadina, un ponte che sembra necessario per immaginare un Alvanite realmente connessa con la restante parte della città.  

Non siamo convinti che il progetto “Alvanite Quartiere Laboratorio” contenga tutte le soluzioni, poiché se da un lato va a risolvere problematiche di manutenzione e di vivibilità d’altro canto non prova ad incidere sulle dinamiche che hanno creato le condizioni che si vivono oggi.

Concludiamo dicendo che certamente la creazione di un comitato di quartiere sia necessaria da parte della cittadinanza che potrà farsi portavoce delle istanze del quartiere e dall’altro potrà far parte della costruzione di questo progetto immaginando  Alvanite da qui a 10 anni.

La casta sempre più ricca

Dicono che sia giunta una bella notizia: Il mondo è diventato più ricco.

La ricchezza globale è cresciuta fra il 2018 e il 2019.
Peccato che solo per l’1% degli esseri umani, che detiene più del doppio di ciò che possiedono quasi 7 miliardi di persone.

2153 miliardari hanno più beni di 4,6 miliardi di persone.
22 di loro, solo 22, sono più facoltosi di tutte le donne africane.


12,5 Miliardi ore di lavoro non retribuito delle donne a livello globale. Contribuiscono all’economia per 10,8 trilioni di dollari all’anno, tre volte il valore del mercato di beni e servizi tecnologici.
Il 42% delle donne nel mondo non può lavorare, perché si prende cura di bambini, anziani e disabili.
In Italia più dell’11% delle donne non ha mai avuto un impiego.

In Italia la ricchezza e la povertà sono ereditarie, infatti , i ricchi sono soprattutto figli dei ricchi, mentre i poveri sono figli dei poveri. Le condizioni socio-economiche si tramandano di generazione in generazione.
Il 30% degli occupati giovani guadagna meno di 800 euro LORDI al mese.
Il 13% degli under 29 versa in condizione di povertà lavorativa.

Ma in effetti si anche se c’è più disuguaglianza, è giunta una bella notizia.