Caro diario

oggi ho paura.
Sono le 17:00 di sabato pomeriggio ed ho paura.
Mi preparo per andare a lavoro quasi per inerzia; piego la camicia prendo i cavatappi e li butto nella borsa blu.
Tutto come sempre, ma io non ci sono.
Tutto normale, ma la mia testa è altrove.
Penso e ripenso che ieri a quest’ora la paura ancora non c’era perché era avvolta dal panico.
Alle 13.29 un messaggio fa partire tutto e iniziano le chiamate ai parenti, agli amici per capire se sanno più di te, se sono al sicuro e se hanno adottato le giuste precauzioni.
Non ci credo. Di nuovo.
Fiamme roventi e fumi tossici divampano in una fabbrica a soli 7 km da casa mia.


Mentre stai mangiando sul terrazzino di casa tua, osservando con piacere come il venticello che tirava rendeva piacevole una giornata forse un po’ troppo calda per settembre; ti accorgi che di li a poche ore quel vento avrebbe trasportato solo diossine.
Plastica.
Le fiamme stanno bruciando gli involucri delle batterie delle auto che quella fabbrica produceva, e non solo.
Ti chiedi: cos’altro? Quanto è grave in realtà l’incendio? Erano solo involucri di plastica o a bruciare c’era anche il piombo contenuto nelle batterie? Dobbiamo preoccuparci?
Si. La risposta è si, a prescindere.
Video , foto, commenti, dirette tv e facebook. Cerchi di aggrapparti a tutto, di scovare notizie un po’ ovunque per capire la portata dell’incendio. E ciò che percepisci non è affatto rassicurante.
Fiamme altissime, nube nero petrolio, aria irrespirabile.
Sono le 19.
Questo incendio non vuole fermarsi, nonostante l’impegno dei tanti vigili del fuoco coinvolti da tutta la Campania.
Un lavoro che li terrà occupati tutta la notte.
Solo in mattinata i pompieri riescono a spegnere gli ultimi focolai che erano rimasti.
Ed è in questo esatto momento che il panico sparisce e lascia il posto alla paura. Subentra la consapevolezza che ciò che è accaduto ieri non può lasciarci indifferenti. E no, annullare eventi ed invitarci a non uscire di casa se non strettamente necessario non basta.
Dobbiamo renderci conto che ci troviamo in una situazione estremamente difficile e delicata in cui la nostra salute è ormai compromessa.
Peraltro viviamo già in un territorio in cui da anni associazioni e attivisti si muovono denunciando la scarsa qualità di vita delle nostre zone altamente inquinate a causa degli sversamenti nel fiume Sabato, dei fumi tossici delle fabbriche del luogo industriale, e non solo.
La paura è tutta qui.
Lo stato di emergenza ambientale era già concreto e ad oggi si è ulteriormente accentuato.
Il pericolo, che si fa sempre più evidente, è veder aumentare la percentuale di morti da neoplasie e tumori che si concentrano nelle nostre zone- Atripalda, Avellino, Arcella, Altavilla, Prata-.
Sono conseguenze logiche dell’aria inquinata in cui viviamo e del cibo ed acqua altrettanto contaminati.
Lo vediamo ogni giorno, lo tocchiamo con mano, anche nelle nostre famiglie.
E allora quello che l’essere umano tende a fare in queste occasioni è trovare qualcuno a cui dare la colpa.
La colpa allora mi dico che è anche la mia, la tua, la nostra.
La colpa è di chi non impara dagli errori del passato; di chi rende situazioni simili, miseri fuochi di paglia.

Noemi Gaita