Tutti i cittadini sono eguali, tranne se nati al meridione.


“Tutti i cittadini hanno pari dignità sociale […]. E’ compito della Repubblica rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale, che, limitando di fatto la libertà e l’eguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana […].”

Art. 3 della Costituzione della Repubblica Italiana

Dopo i risultati delle elezioni europee il leader della Lega NORD (sottolineo nord perché la base di un partito non cambia e da questa proposta lo si evince  ancor di più), Matteo Salvini, ha riacceso il dibattito sulla questione dell’autonomia differenziata.

L’autonomia differenziata è una riforma radicale nei rapporti tra Stato e Regione. La riforma colpisce l’art. 117 della Costituzione che tratta le materie di competenza regionale e statale. Ad oggi secondo l’articolo citato la legislazione per alcune materie è concorrente ciò vale a dire che è di competenza sia statale che regionale, queste materie sono 20 e spaziano dalle relazioni internazionali alla sicurezza sul lavoro. Nella proposta presentata dalla Lega in accordo con tre Regioni (Lombardia, Veneto e Emilia-Romagna), si chiede allo Stato centrale completa autonomia sulle 20 materie citate in precedenza più la possibilità di legiferare su tre materie di podestà statale, trasformando la legislazione concorrente in legislazione unicamente regionale, tramite accordi decennali tra Regione e Stato. Le modifiche sostanziali saranno principalmente legate ai settori della sanità, dell’istruzione e dell’ambiente.

Per quanto riguarda l’istruzione alle Regioni passerà il controllo delle condizioni contrattuali e delle assunzioni di docenti e personale. Nell’ambito della sanità passerà alle Regioni stabilire i livelli di assistenza, più autonomia nella gestione del personale e piena gestione delle tariffe e dei rimborsi. Per la tutela ambientale la Regione avrà il pieno controllo su funzioni amministrative quali: prevenzioni, abbattimenti, bonifiche e gestione dei rifiuti.

Per finanziare questa riforma sono previsti il trasferimento alle Regioni di una parte degli introiti dello Stato provenienti da IVA e IRPEF seguendo il principio del costo storico, per i primi tre anni, e poi del costo standard. Per costo storico si intende il costo che lo Stato spendeva per i servizi in quella Regione, ad esempio se in Campania si spendeva 5 milioni per la sanità per i primi 3 anni la cifra resterà invariata. Dopo i tre anni subentra il costo standard che nel caso non possa essere calcolato le risorse non dovranno essere inferiori alla spesa media nazionale per quel settore.

La critica mossa verso questa riforma sta nel fatto che, come tutti possono ben supporre, l’autonomia differenziata andrebbe ad accentuare le disparità tra le Regioni più ricche, del nord, e quelle più povere, del sud. Questo lo si evince dal fatto che i servizi saranno anche finanziati dalle imposte regionali e le regioni del sud, che hanno un gettito fiscale minore, avranno meno fondi per gestire i servizi essenziali.

Ad oggi per le Regioni e i Comuni più in difficoltà è previsto un fondo volto allo sviluppo del Mezzogiorno che con l’entrata in vigore dell’autonomia differenziata potrebbe essere abrogato, mettendo in seria difficoltà Comuni e Regioni che difficilmente ogni anno riescono a coprire le spese.

Se questa proposta sarà vagliata potremmo rileggere l’articolo 3 in questo modo: Tutti i cittadini sono eguali, tranne se nati al meridione.